VERSO L'ASSEMBLEA DEI QUADRI MERIDIONALI
Giovanni Russo Spena
A me pare che uno dei temi principali della Conferenza dei quadri meridionali debba essere lattenzione puntigliosa, rigorosa che dobbiamo portare alla costruzione del partito. E una priorità che le compagne e i compagni hanno voluto giustamente sottolineare anche nella lunga, articolata, processuale fase preparatoria. Ne sono evidenti i motivi: da un lato, cresce disgregazione sociale, il vero e proprio sfibramento del sociale, la sua sussunzione dentro la politica istituzionale; dallaltro, perché nel Sud possente è il portarsi dellelemento di coazione implicito nel meccanismo dellaccumulazione capitalistica sul terreno diretto della politica (la logica del mercato e dellimpresa tendono, insomma, a pervaderla fino al tentativo di svuotarne ogni strumento democratico, di controllo, di regolazione). Noi vogliamo rovesciare lordine del discorso e delle cose: il Sud da retrivo luogo di disperanti contraddizioni, tipico di un meridionalismo interclassista e piagnone a luogo privilegiato di laboratorio progettuale. Stando attenti ad evitare lautoreferenzialità e lautosufficienza. La nostra direzione di marcia è quella di un partito di massa che si faccia società. Sottolineando entrambi i concetti: partito di massa, che si costruisce, in realtà, solo se sappiamo diffondere socialità, socializza-zione. Io penso, cioè, a una identità meridionalista forte, a una connotazione, a una specificità meridionalista molto marcata, nel modo stesso di vivere il tempo, lo spazio, di agire la ricchezza delle proprie culture, non a un partito meridionale che sia mera ridotta, mero distaccamento passivo dellapplicazione della linea nazionale; un partito, nel Mezzogiorno, che sappia rielaborare, riarticolare (larticolazione è elemento culturale e di prassi fondamentale); e, nello stesso tempo, che sappia incidere sulla linea nazionale, alimentarela e pretendere presenza; cambiarla, se occorre. Rifiuto, invece, le tendenze, presentes anche in famosi sindaci del Sud, tese a identificare una sorte di patto meridionalista, un partito meridionale di tipo trasversale, interclassista, che mette allo stesso tavolo, in una sorta di sublimazione della concertazione, industriali, enti locali, sindacati: il Mezzogiorno ha molti nemici, io credo, al suo interno e il conflitto di classe non può essere appannato dalla retorica di un generico ed indistinto sviluppo del Mezzogiorno. Noi non ci stiamo a questa operazione che vuole trasformare il Mezzogiorno in una enorme, indistinta, zona franca di 20 milioni di persone, luogo di massima precarizzazione e di salari molto al di sotto dei minimi contrattuali. Abbiamo proposto un progetto altro, un conflitto che si articoli su proposte precise. Occorre pensare al Sud dItalia come area centrale del Mediterraneo, valorizzando il suo ruolo geopolitico, costruendo nuove relazioni economiche tra paesi delle diverse sponde del Mediterraneo, alimentando cooperazione e sviluppo, sconfiggendo la logica della zona franca mediterranea imposta dal WTO alla Conferenza di Barcellona; restituendo al Mezzogiorno dItalia la sua vocazione storica di tramite tra lEuropa unificata e il Sud del mondo. Una funzione storica di cooperazione e di pacificazione. Le 35 ore, allora, i lavori a valore duso sociale, lAgenzia per loccupazione, sono un disegno unitario; alludono al conflitto per imporre strategie industriali e anche la redistribuzione produttiva sul territorio nazionale. Alludono alla costruzione di reti formative qualificate, ai sistemi di ricerca integrata, alla costruzione di acquedotti e ferrovie. E si accantoni, definitivamente, presidente Prodi, quel devastante e micidiale mostro che è il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina! Per noi, la nuova questione meridionale significa lottare per politiche attive che facciano del lavoro la variabile perseguita; un lavoro per uno sviluppo di qualità, che sappia porsi anche il tema della metropoli meridionale, della riqualificazione urbana. Io temo molto che tanti quartieri delle nostre metropoli, tante periferie, stiano diventando veri e propri deserti di socialità, privazioni di senso. Organizzare il conflitto, progettare lalternativa, ricostruire una socializzazione; questo è il compito che ci diamo come comuniste e comunisti! Sono convinto che lAssemblea dei Quadri Meridionali di metà giugno costituirà un importante primo momento di verifica del lavoro che da un anno collettivamente svolgiamo e ci permetterà, soprattutto, un salto di qualità nella costruzione di strutture di movimento e di lotta. E una via obbligata per non vivere una preoccupante involuzione da partito militante di massa a partito che vive di rimessa rispetto allimmagine nazionale e rispetto al solo, importante, insediamento istituzionale