Condizione sociale e lavorativa del Bologna Social Forum

 

A cura del gruppo tematico sul lavoro del Bsf

 

 

Introduzione

 

 

All'interno del Bologna Social Forum si sono formati vari gruppi di lavoro che si occupano di tematiche specifiche, come ad es. scuola e formazione, migranti, lavoro eccetera.

Il gruppo tematico sul lavoro nel mese di novembre 2001 ha deciso di indagare la realtà lavorativa e la composizione sociale degli aderenti al Bologna social forum tramite un questionario.

 

Gli obiettivi del questionario erano essenzialmente tre:

1. fornire un quadro della condizione sociale e lavorativa dei membri del Bsf;

2. individuare i problemi più sentiti nelle diverse realtà lavorative;

3. sperimentare il metodo dell'inchiesta come strumento per fornire conoscenze utili come supporto all'azione politico-sociale del Bsf

 

 

La metodologia

 

Il questionario è composto da 18 domande prevalentemente a risposte chiuse. dopo alcune domande generali relative ai dati anagrafici (età, sesso) e al livello si scolarizzazione, si focalizza sulla condizione lavorativa e si articola nelle seguenti sezioni:

 

- condizione occupazionale, settore di attività, tipo di contratto di lavoro;

 

- condizione lavorativa: mansione, retribuzione, orario;

 

- livello si sindacalizzazione, problemi e desideri relativi al proprio lavoro.

 

Il questionario è stato distribuito in una delle assemblee periodiche (ogni 15 giorni) del Bsf a 110 partecipanti; ci sono stati restituiti 80 questionari compilati.

 

 

Analisi dei risultati

 

Età, sesso e livello di scolarizzazione

 

L'età media delle 80 persone che hanno risposto al questionario è di 35 anni; di queste 46 sono maschi (57.5%) e 34 donne (42.5%). L'età media elevata potrebbe far pensare che i giovani siano poco rappresentati al Bsf. Tuttavia, se suddividiamo il campione in tre fasce d'età (meno di 30 anni, 30-40 anni e oltre 40 anni), possiamo notare che sono equamente distribuite; ogni fascia d'età, infatti è composta da circa 1/3 dei componenti.

 

Il tasso di scolarizzazione, con il 44% di laureati e il 53% di diplomati, è piuttosto elevato;

occorre tener conto anche del fatto che buona parte dei diplomati sono studenti universitari. questo dato, che troverà ulteriori conferme in seguito, suggerisce che la scelta di militare nel Bsf sia dettata più da motivazioni culturali che da disagi nelle condizioni di vita (reddito, lavoro, ecc.).

 

Condizione occupazionale, settore di attività, tipo di contratto di lavoro

 

Il tasso di disoccupazione risulta apparentemente del 24.32%; in realtà il numero dei disoccupati corrisponde a quello degli studenti non lavoratori (18): si può parlare, quindi di piena occupazione. Bisogna precisare, inoltre, che i 18 studenti, proprio perché non sono occupati, non rispondono alle domande successive del questionario. Tutte le analisi sulla condizione lavorativa riguardano dunque circa 60 risposte.

 

Tra gli occupati, il 75% sono lavoratori dipendenti, il 25% lavoratori autonomi. I lavoratori dipendenti sono equamente distribuiti tra il settore pubblico e quello provato (44% in ciascuno dei due settori) ed è significativa la percentuale dei soci lavoratori (11%).

 

Per quanto riguarda i settori di attività, tra i marco-settori prevale nettamente (85%) quello dei servizi; il restante 15% è equamente distribuito tra industria e commercio. Sul totale, oltre il 49% delle persone si occupano di attività culturali, che includono ricerca/università, scuola/formazione, giornalismo, editoria e spettacolo. Questo dato, associato a quello sull'elevato tasso di scolarizzazione, da un lato supporta ulteriormente l'ipotesi della prevalenza del fattore culturale nella decisione di aderire al Bsf, dall'altro indica che buona parte dei soggetti svolge attività che richiedono sia competenze di tipo comunicativo che di gestione di gruppi di persone. Si tratta di risorse che possono essere utilizzate anche in contesti di attività volontarie di tipo politico-sociale. È da segnalare inoltre che 11% dei soggetti sono occupati nel settore 'sociale e socio-assistenziale' e che quindi svolgono un'attività che richiede una certa motivazione in un contesto collettivo.

 

I contratti di lavoro sono per il 53% a tempo indeterminato; il 47% dei contratti, quindi rientra nella categoria dei cosiddetti 'lavori atipici'. Tra questi ultimi prevalgono con il 37% i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (cococo), seguono i contratti a tempo determinato, il lavoro nero e le partite IVA.

Il tipo di contratto varia notevolmente in rapporto all'età. Se consideriamo infatti le due fasce d'età sotto i 35 e oltre i 35 anni possiamo notare che:

 

- la percentuale dei lavoratori a tempo indeterminato è del 40% sotto i 35 anni, raggiunge il 75% tra i lavoratori oltre i 35 anni;

 

- i contratti a tempo determinato sono presenti solo nella fascia di età sotto i 35 anni;

 

- la percentuale dei cococo, a differenza delle altre tipologie di lavori atipici che scompaiono dopo i 35 anni, resta abbastanza stabile nelle due fasce d'età e copre il 20% dei contratti.

 

Questi dati suggeriscono la necessità di un intervento politico nell'ambito del Bsf sulla questione dei lavori atipici.

 

Condizione lavorativa: mansione, retribuzione, orario

 

Alla domanda relativa alla mansione svolta, oltre il 40% dei soggetti si qualifica come 'altro'. Questo può essere dovuto al fatto che gli operatori del settore cultura non si riconoscono in nessuna delle 3 voci specificate nel questionario (operaio, impiegato, quadro o dirigente)). Risulta comunque bassa la percentuale di operai, che sono 7 (11%). Si tratta di un dato su cui bisogna riflettere per elaborare strategie volte a incrementare il coinvolgimento dei lavoratori nel movimento.

 

L'orario di lavoro medio, sia settimanale (36.88 ore) che giornaliero (7.26 ore), riflette la media nazionale. La percentuale di coloro che lavorano da 0 a 4 ore al giorno è del 3%; oltre il 20% lavora più di 8 ore o ha un orario variabile.

 

Per quanto riguarda la retribuzione, se si considera il totale del campione prevalgono i due gruppi che guadagnano da 1 a 2 (35%) e da 2 a 3 milioni (39%); è rilevante anche il numero di coloro con retribuzione di oltre 3 milioni e di meno di un milione (10% in entrambi i casi). La retribuzione cresce all'aumentare dell'età: oltre i 35 anni, infatti, il 45% dei soggetti guadagna tra i 2 e i 3 milioni e il 19% oltre i 3 milioni. Questo dato conferma l'ipotesi che, soprattutto in questa fascia d'età, l'adesione al Bsf sia dettata più da scelte di tipo culturale che da disagi nelle condizioni di vita.

 

Livello di sindacalizzazione, problemi e desideri relativi al proprio lavoro

 

La percentuale degli iscritti al sindacato e del 27%, equamente distribuiti fra CGIL, l'unico tra i confederali, e sindacati di base.

 

L'ultima domanda del questionario era 'Cosa cambieresti del tuo lavoro?'. Al primo posto in tutte le fasce d'età troviamo il salario, la cui importanza aumenta dopo i 35 anni; i più giovani richiedono formazione, orario migliore e stabilità, mentre i più vecchi criticano soprattutto la gerarchia. i problemi più sentiti dai lavoratori a tempo indeterminato sono l'orario e la gerarchia, dai lavoratori atipici l'instabilità.

 

 

Conclusioni

 

L'analisi trasversale dei dati del questionario suggerisce alcune riflessioni.

Da un lato si rileva una forte carenza della presenza operaia all'interno del Bsf. Carenza che deve far riflettere sulle strategie da adottare per coinvolgere maggiormente i lavoratori ed evitare che il Bsf si trasformi in un movimento di tipo "elitario".

 

Dall'altro lato è significativo il fatto che all'interno del Bsf sono presenti risorse sia intellettuali che gestionali e comunicative che, se valorizzate, possono favorire sia la crescita del consenso che l'elaborazione di azioni e strategie politiche per incidere in maniera significativa sul sistema sociale. Per sviluppare queste potenzialità, però, è fondamentale che tutti i militanti del Bsf accrescano il loro impegno soprattutto a livello delle situazioni, sia territoriali che lavorative, in cui sono presenti in prima persona.

 

Questa indagine, anche se poco approfondita, ci ha fatto riflettere sulla potenzialità dello strumento dell'inchiesta come possibile messo per conoscere una realtà e individuare delle strategie di azione. Alcuni esempi: potrebbe essere utile fare un'inchiesta per capire perché gli operai sono poco coinvolti, quali sono i problemi maggiori per i lavoratori atipici, o perché le fasce giovanili, che sembrano molto presenti nella manifestazione di piazza, lo sono meno nelle situazioni, come ad esempio le assemblee periodiche, che testimoniano un impegno maggiore.