Le proposte del PRC a confronto: i risultati del questionario proposto su internet

 

premessa

 

L'inchiesta lanciata via Internet su alcuni temi centrali del congresso del PRC, in particolare sul rapporto tra partito e movimento, si è (probabilmente) conclusa il 10 marzo 2002.

Diciamo "probabilmente" perché - dopo il 15 gennaio, data "ufficiale" di chiusura dell'inchiesta - sono arrivate ancora quasi 200 risposte, portando il totale di chi ha risposto a 556 persone. Grazie alla tempestività delle compagne che fanno l'elaborazione dei dati, siamo in grado di tener conto di tutte le 556 risposte nell'elaborazione quantitativa dei dati. Purtroppo, non c'è stato il tempo di analizzare (e quindi di dar conto) delle "risposte libere" degli ultimi questionari pervenuti: le (abbondanti) citazioni di "risposte libere" qui riportate derivano dunque dai primi 367 questionari arrivati via Internet. Inoltre, sugli ultimi questionari pervenuti mancano le elaborazioni statistiche per età: quindi anche i dati relativi agli "incroci per età" si riferiscono a 367 questionari anzichè 556 complessivi. Contiamo di completare l'elaborazione e di tenere conto in un "rapporto conclusivo" che uscirà dopo il Congresso.

Complessivamente si sono dunque raccolte 556 risposte. È un risultato più che soddisfacente, tanto più se pensiamo che l'iniziativa del questionario è stata pubblicizzata solo su Liberazione, dal momento che nè il ManifestoCharta (ai quali avevamo chiesto di comunicarla ai lettori) hanno ritenuto opportuno di farlo.

Si tratta, naturalmente, di un campione "auto-selezionato" (e "filtrato" dall'uso del mezzo informatico), che presenta però caratteristiche di rilevante interesse. È , anzitutto, un campione giovane e scolarizzato: il 55% non supera i 30 anni, e il 90% è andato oltre l'obbligo scolastico. È , purtroppo, anche un campione quasi esclusivamente maschile: le donne sono circa il 12%.

Non è però un campione composto esclusivamente da iscritti al partito: questi sono circa il 65%, a cui fan fronte un 35% di non-iscritti.

 

Come si può vedere, è un "campione" che non riflette la realtà "media" del partito, ma che si riferisce però a un settore di compagni che è di particolare interesse, cioè i giovani - e non solo quelli iscritti.

 

1. età

 

fino a 20 anni = 16.2%

da 21 a 30 anni = 39.2%

da 31 a 45 anni = 30.2%

da 46 a 60 anni = 11.9%

oltre 60 anni = 2.0%

 

Come si vede, oltre il 55% di quelli che hanno risposto non supera i 30 anni.

 

 

2. sesso

 

maschi = 87.9%

femmine = 12.1%

 

Come abbiamo già sottolineato, la scarsissima presenza femminile è uno dei limiti più pesanti dell'inchiesta. Bisognerebbe esplorarne le ragioni. Esse non sembrano essere prevalentemente di tipo culturale: la scolarità delle donne è ormai un po' superiore di quella maschile, e buona parte di esse sono collocate in lavori impiegatizi dove l'uso dell'informatica è quotidiano (e questi sono dati confermati dal confronto tra maschi e femmine nel nostro campione). Le ragioni dunque sembrano essere prevalentemente politiche, e segnalare un dato preoccupante di distanza tra le donne e il partito: distanza sia all'interno che all'esterno del partito; infatti, tra le donne la percentuale di non-iscritte è minore che tra i maschi, segno che la comunicazione col partito, già debole con le iscritte, decresce ulteriormente tra le donne "del movimento".

 

 

3. titolo di studio

 

licenza elementare o media dell'obbligo = 10.3%

titolo professionale (biennale o triennale) = 3.8%

diploma di scuola media superiore = 62.2%

laurea = 21.2%

altro 2.5%

 

Come abbiamo già sottolineato, il "filtro informatico" agisce sia dal lato dell'età che da quello della scolarità: il 90% di chi ha risposto è andato oltre la scuola dell'obbligo. Tra le donne, la percentuale cresce al 95.5% (23.9% di laureate, contro il 20.9% dei maschi, e 65.7% di diplomate, contro il 61.8% dei maschi).

 

 

4. occupazione

 

disoccupato = 6.1%

studente = 34.7%

operaio = 7.0%

impiegato / tecnico = 19.2%

quadro / funzionario / dirigente = 6.5%

lavoratore autonomo = 10.8%

pensionato = 2.3%

casalinga = 0

altro = 13.3%

 

Per avere un quadro più preciso della composizione occupazionale, sarebbe necessario analizzare e riclassificare le numerose risposte "altro", dietro le quali stanno probabilmente le sempre più molteplici forme del "lavoro atipico". Questo per ora non è stato possibile per i limiti di tempo a disposizione. Comunque, il campione sembra dividersi in tre "spezzoni": quasi un terzo di studenti; un terzo di lavoratori dipendenti (con prevalenza di posizioni medio-alte, dato il "filtro tecnologico" determinato da Internet); un terzo "misto", che comprende sia lavoratori autonomi, sia disoccupati, sia quegli "altri lavoratori" a cui abbiamo accennato. Bassissima la presenza di pensionati e nulla quella delle casalinghe.

L'analisi disaggregata per sesso mostra che, tra le donne, è più accentuata la presenza di lavori impiegatizi e di "altri lavori" (leggi lavori atipici), mentre è quasi nulla la presenza di operaie e di disoccupate. Tra gli studenti, la presenza dei due sessi è simile. I maschi registrano una più forte presenza di quadri / funzionari / dirigenti e di lavoratori autonomi.

 

 

5. forme di appartenenza o di impegno organizzato

 

a) iscrizione a partiti

 

iscritti a partiti = 69.6%

non iscritti = 30.4%

 

Il questionario non chiedeva a "quale" partito uno fosse iscritto, dando un po' per scontato (con qualche azzardo) che gli "iscritti" lo fossero al PRC. È possibile però che abbiano risposto anche singoli militanti di altri partiti. Raffrontando questo dato con le risposte ad alcune domande seguenti, si può ragionevolmente ipotizzare che gli iscritti al PRC siano poco meno del 65% del campione (una percentuale superiore tra le donne).

 

Nelle analisi che seguiranno, comunque, utilizzeremo la categoria "iscritti a partiti" come equivalente a "iscritti al PRC", operando un'approssimazione che - oltre che inevitabile - ci pare abbastanza ragionevole.

 

b) iscrizione a sindacati

 

iscritti a sindacati = 25.9%

non iscritti = 74.1%

 

La percentuale, apparentemente bassa, di iscritti a sindacati sul totale degli intervistati va "riletta" tenendo presente quali / quanti degli intervistati sono "sindacalizzabili". L'operazione non è così semplice come può apparire, come mostrano i seguenti dati relativi alla percentuale di sindacalizzati per occupazione:

 

operai 59%

impiegati 55.1%

quadri / funzionari / dirigenti 36.1%

disoccupati 14.7%

lavoratori autonomi 10%

studenti 5.7%

pensionati 30.8%

"altri lavori" 34%

 

Come si vede, l'appartenenza a un sindacato non è rigidamente circoscritta ai "lavoratori dipendenti" in senso stretto. Comunque, con una stima molto grossolana possiamo dire che gli iscritti a un sindacato costituiscono circa il 50% dei soggetti "normalmente sindacalizzabili".

La percentuale di iscritti al sindacato è simile tra maschi e femmine, mentre è molto maggiore tra gli iscritti a partiti (32.0%) che tra i non iscritti (11.8%)

 

(Va sottolineato che, come nel caso del partito, non si chiedeva a quale sindacato uno sia iscritto, se alla CGIL o a uno dei vari "sindacati di base" o a qualche altra confederazione - quest'ultimo è un caso non infrequente anche tra gli iscritti al PRC. ciò impedisce di valutare con precisione l'influenza dell'appartenenza sindacale sulle risposte date alle domande seguenti).

 

c) impegno in associazioni o gruppi o movimenti

 

sì = 51.3%

no = 48.7%

 

Come si vede, la maggioranza assoluta di coloro che hanno risposto - al di là dell'iscrizione a un partito o a un sindacato - è impegnata in qualche altra attività organizzata "di movimento" (in senso lato).

All'interno di questo forte dato complessivo, vi sono però alcune differenze significative tra i vari "sottogruppi" in cui può essere diviso il campione.

Le fasce più giovani risultano più impegnate, sfiorando il 60% nella fascia 21/30 anni; ma anche in quelle più anziane la percentuale di impegnati in associazioni / gruppi / movimenti risulta comunque superiore al 45%.

Molto netta la differenza tra iscritti e non-iscritti al partito: tra i primi, la percentuale di impegnati in associazioni / gruppi / movimenti raggiunge il 56.3%, mentre tra i non-iscritti cala al 39.6%.

Tutte le categorie occupazionali registrano il 50 % o più di persone impegnate in movimenti o associazioni, tranne i quadri/funzionari/dirigenti (44.4%) e i disoccupati (38.2%).

 

d) impegno nel volontariato

 

sì = 20.3%

no = 79.7%

 

Come si vede, l'impegno nel volontariato è - prevedibilmente - nettamente inferiore a quello più direttamente "politico" in gruppi / associazioni / movimenti.

Su questo terreno, i maschi sono lievemente più impegnati delle donne (20.7% contro 17.9%). Le differenze per età sono limitate, e vanno da un minimo del 17.2% per la fascia fino a 20 anni a un massimo del 20.8% per quella tra i 31 e i 45.

Anche su questo terreno, gli iscritti sono più impegnati dei non iscritti, ma la differenza è minima (20.9% contro 18.9%).

Infine, tra le diverse occupazioni, quelli un po' più impegnati nel volontariato risulterebbero i quadri / funzionari (25.0%) e gli operai (33.3%), e i meno impegnati i lavoratori autonomi (15%) e gli impiegati (15%)- tutti gli altri registrano percentuali attorno al 20% (NB. - questi dati vanno naturalmente "presi con le molle", a puro titolo di curiosità, data la scarsa entità numerica di molti sottogruppi occupazionali considerati).

 

 

6. cosa pensi del rapporto tra PRC e movimento?

 

è insufficiente, andrebbe sviluppato ulteriormente = 16.5%

è utile e importante, in quanto il PRC è presente ed insieme rispettoso dell'autonomia del movimento = 63.3%

è "invadente" in quanto il PRC cerca di egemonizzare il movimento in funzione dei suoi obiettivi = 5.0%

altre risposte = 15.1%

 

Come si vede, una grande maggioranza di risposte valuta positivamente il rapporto che il PRC sta sviluppando con il movimento; tra le critiche, prevalgono nettamente quelle di "insufficienza" rispetto a quelle di "invadenza" nel rapporto. Le critiche a un rapporto insufficiente sono un po' più frequenti tra i non iscritti (23.7% contro il 13.4% tra gli iscritti), mentre quelle all'"invadenza" registrano una analoga bassa percentuale tra le due categorie.

 

Le "altre risposte" - assai numerose in questa domanda - rivelano una carenza nell'imposizione della domanda. Implicitamente, si presupponeva che ci fosse comunque un giudizio positivo sul movimento, e che la valutazione riguardasse dunque la capacità o meno del PRC di rapportarvisi adeguatamente. Dalle "altre risposte" emergono invece posizioni critiche (o addirittura negative) sul movimento, e quindi sullo sforzo del PRC di rapportarsi ad esso.

Molte di queste richiamano a una concezione "tradizionale" (diciamo pure "dogmatica") del partito:

 

"il partito dovrebbe creare egemonia all'interno del movimento, secondo una piattaforma rivendicativa anti-capitalista"

"dovremmo diffondere il marxismo invece che il commercio equo e solidale"

"Rifondazione dovrebbe capire che non è il movimento a distruggere il sistema, ma un partito rivoluzionario. I movimenti rivendicano, il partito fa"

"il PRC non dovrebbe portare avanti la teoria della contaminazione da dovrebbe farsi forte del marxismo quale unica scienza del Partito Comunista e portare avanti una lotta verso la propria egemonia sulla base di idee realmente comuniste proponendo l'unità"

"il PRC dovrebbe dare a questo movimento una linea politica per non lasciarlo in mano a persone che tendono più a farsi pubblicità che altro. Un movimento senza guida è destinato a scomparire"

"è dannoso per l'autonomia culturale ed organizzativa del Partito"

"assolutamente deleterio, il ruolo di un partito comunista è quello dell'avanguardia proletaria, non dev'essere un'unica cosa col movimento"

"il Partito è una cosa, il movimento un'altra, non si deve fare l'errore madornale di sovrapporli e fonderli tra loro"

"è eccessivo, in quanto sta assumendo una portata strategica più ampia della prevedibile parabola del movimento stesso"

"è importante, ma lavorare solo in funzione del movimento porterà al deperimento del Partito"

"credo che si lasci condizionare troppo dal movimento, nella speranza di ricavarne un tornaconto elettorale, rinunciando al proprio essere comunista"

 

Altre risposte partono da una critica al movimento, anzichè da una riaffermazione del Ruolo del Partito, ma sembrano rientrare in un'ottica analoga a quelle precedentemente citate:

 

"penso che non sia positiva quest'esperienza per il PRC: dovrebbe essere più critico verso Tute Bianche e Centri Sociali"

"Il nostro impegno nel movimento ci arricchisce, ma allontana i giovani dal marxismo e c'è un'egemonia troppo schiacciante delle tute bianche: sono un comunista non sono una tuta bianca"

"bisognerebbe tener presente anche l'anima anarcoide di molte persone che vi partecipano, il fatto che molti rifiutino un'ideologia e per farla breve si sentano più vicino a Stirner e Camus piuttosto che a Sartre"

"utile, ma non dovrebbe essere il modo principale di far politica di un partito comunista. Soprattutto il movimento no-global può essere una pericolosa deriva opportunista"

 

Vi sono poi risposte che, pur sottolineando quasi sempre il ruolo fondamentale del partito, hanno una visione più "dialettica" del rapporto col movimento:

 

"partito e movimenti devono sempre interagire, restando l'uno partito (forza duratura e organizzata con visione sistematica) e l'altro movimento (mobilitazione spontanea su tematiche specifiche a tempo)"

"il rapporto col movimento è giusto e utile, ma il PRC non deve diventare una delle tante sigle del movimento stesso: deve essere un riferimento nelle istituzioni, in grado di incidere nelle istituzioni stesse"

"può essere utile soltanto mantenendo una netta autonomia e una netta distinzione; il caso contrario verrà a mancare il PRC come forza politica al contempo 'rivoluzionaria' e anti-liberista, ma 'tranquilla' e rispettosa degli ordinamenti costituzionali"

"penso che la presenza del partito nei movimenti sia importante e vada coltivata adeguatamente. Però temo anche una confusione dei ruoli, se così posso dire. Vorrei che il partito riflettesse un po' di più sulla questione della contaminazione"

"da un lato la direzione del PRC ha un rapporto strumentale, nonostante generosità e onestà della sua base; da un altro è soccombente rispetto a vari settori del neoriformismo movimentista (Attac, Tute Bianche, ecc.)".

 

E c'è chi teme effetti dirompenti all'interno del partito:

 

"il PRC stesso è un tentativo di tenere insieme anime politiche differenti, correnti che, troppo spesso, non dialogano: un'eccessiva apertura ai movimenti rischia di accentuare fino alla disgregazione quelle differenze interne che, già ore, convivono malamente".

 

Oltre a queste (numerose) risposte che, in qualche modo, "contestano" l'impostazione stessa della domanda, ve ne sono molte altre che si riallacciano a una o all'altra delle tre alternative di risposta proposte, aggiungendovi però elementi di sottolineatura o di precisazione.

Alcune di queste, partendo da un consenso generale, cercano di definire ulteriormente il rapporto col movimento, mettendo in luce alcuni rischi da evitare:

 

"due errori sarebbero gravissimi: tentare di egemonizzare il movimento, appiattirlo sulle nostre posizioni, e dall'altro essere 'sottomessi' al movimento"

"è molto importante, anche se un po' conflittuale (per fortuna): non dobbiamo egemonizzare il movimento, ma neanche permettere che le paure del movimento stesso di essere egemonizzato (comprensibili) ci impediscano di lavorarci attivamente e di farne parte"

"a mio avviso il partito non deve avere alcuna pretesa 'egemonizzatrice' nei confronti del movimento, e deve farne parte in maniera assolutamente paritaria con le alte componenti".

 

Più numerose sono le risposte che, partendo da un consenso di fondo, sottolineano insufficienze o storture nell'azione del partito, che spesso uniscono i rischi di insufficiente rapporto con quelli di invadenza. Alcune lo fanno in termini generali:

 

"vorrei dire: tutte e tre le risposte assieme... ultimamente (ad esempio con l'iniziativa di fondare i disobbedienti) mi sembra che Rifondazione rischi (magari suo malgrado) di prevaricare su latri gruppi e di creare delle crepe nel movimento"

"il rapporto è nello stesso tempo invadente (vedi social forum) e insufficiente, demandato troppe volte a persone singole di buona volontà oppure studiato a tavolino"

"spesso il partito non ha il personale e la cultura adeguata per rapportarsi al movimento: molte sono le forme di chiusura, ma mi spaventano anche gli entusiastici e acritici"

"incostante, alla fine prevale la burocrazia di partito"

"il supporto di Rifondazione ai movimenti è notevole, ma così rischia di snaturarlo portandolo ad istituzionalizzarsi".

 

Altre critiche si riferiscono invece ad aspetti specifici, spesso localmente definiti, del funzionamento organizzativo del partito:

 

"il circolo, almeno dove sono io, è ancora poco fruibile dei giovani, poco aperto al territorio, ancora troppo legato a forme di organizzazione verticali".

"dipende dalla città: a Treviglio Rifondazione è impegnata nel movimento in modo costruttivo e non coercitivo, a Bergamo mi risulta una realtà opposta"

"rapporto buono a livello nazionale, inadeguato nelle realtà locali"

"a livello locale invadente (particolarmente in Umbria), a livello nazionale (segreteria) aperto ed efficace"

"bisognerebbe coinvolgere di più le federazioni locali e i circoli"

"se la risposta nr. 2 ('utile e importante') avesse utilizzato il modo condizionale, avrei selezionato la 2. Vivendo a Bologna e vivendo il PRC a Bologna, seleziono la numero 3 ('invadente'). Non so se mi spiego..."

"insufficiente nella mia provincia (Cosenza)"

"è fondamentale, sia per RC che per il movimento. Infatti a Milano, dove la federazione se ne è chiamata fuori, il social forum è morto e sepolto"

 

 

7. nella tua esperienza di attività locale / quotidiana hai rapporti con il PRC?

 

sì, perché ne faccio parte = 62.4%

no, perché sui terreni in cui mi impegno il PRC non è presente = 9.4%

no, perché il PRC ha un atteggiamento di chiusura = 4.9%

altre risposte = 23.4%

(NB. - due altre modalità di risposta previste, rivolte in particolare ai non iscritti - riferentesi a rapporti "dall'esterno" continuativi o sporadici - non hanno ricevuto nessuna indicazione).

 

Il grosso degli iscritti (87.6%) sceglie ovviamente la prima modalità di risposte, ma non tutti: il 3.1% indica che il PRC non è presente sui terreni in cui si impegna, e il 2.6% denuncia atteggiamenti di chiusura che gli impediscono di partecipare. Atteggiamenti di chiusura sono denunciati dal 10% dei non- iscritti; questi ultimi scelgono in maggioranza (62.3%) la modalità più libera delle "altre risposte".

Tra queste, alcune (di iscritti come di non-iscritti) sottolineano le condizioni materiali che impediscono di lavorare col PRC:

 

"la sezione di Ostia la trovo quasi sempre chiusa, e non ho mai avuto l'occasione di potermici avvicinare"

"il mio circolo non si riunisce dallo scorso congresso romano"

 

In altri (e più numerosi) casi, si rilevano atteggiamenti di chiusura - e anche qui, a notarli sono sia non iscritti che iscritti al partito:

 

"non sono finora riuscita ad avere un rapporto costruttivo col PRC, o meglio ho avuto solo rapporti discontinui, che hanno risentito anche di ambienti di circolo dove mi sono trovata, in cui è difficile lavorare se lo Statuto non è un punto di riferimento"

"milito nel circolo di Garbagnate, e penso che i rapporti col movimento siano, almeno qui, paternalistici quando va bene, di chiusura alla peggio"

"sì, ho rapporti col PRC anche se a volte i suoi dirigenti manifestano un atteggiamento di chiusura e di ostilità nei confronti del movimento"

"no, perché è un partito rissoso e poco rispettoso delle minoranze interne"

"la mia politica avviene più verso l'esterno in quanto il mio partito è troppo appiattito sulle amministrazioni"

"no, perché il circolo di Assisi al quale ero iscritta è gestito male".

 

Tra le molte risposte che indicano un rapporto di simpatia e di partecipazione parziale ma crescente, sono particolarmente significative quelle che si collegano al rapporto tra PRC e movimenti:

 

"non iscritto ma lo conosco per iniziative politiche e perché ha dato disponibilità logistica al Forlì Social Forum ed a noi studenti in agitazione senza farlo pesare"

"alcuni componenti del nostro gruppo e del Social Forum locale fanno parte del PRC"

 

Altre risposte di "simpatizzanti" indicano la partecipazione a singole iniziative, l'apprezzamento per le idee sostenute dal PRC e dal suo segretario, ecc.

 

C'è chi, pur "simpatizzando", motiva la sua non-partecipazione per mancanza di tempo, ma c'è anche chi la motiva in termini più politici (o ideologici):

 

"studio a Roma 1 / La Sapienza, ma dovreste 'esserci' di più lì. Comunque sono con voi al 100% e sto pensando di iscrivermi, ma psicologicamente sono molto restio ad appartenere ad un qualsivoglia partito"

"sono stato iscritto; vivendo in una piccola cittadina, non è che ci sia molto da essere stimolati; ritengo comunque oggi più produttive altre forme di partecipazione politica non mediate"

 

Infine, vi sono alcune risposte molto particolari:

 

"non posso essere iscritto essendo un agente di Polizia Penitenziaria"

"sono stato un dirigente fino al 1998. Poi purtroppo ho seguito Cossutta..."

 

 

8. in quale collocazione politica il PRC può meglio aiutare i movimenti che si stanno sviluppando?

 

cercando l'unità con le altre forze di sinistra = 31.8%

mantenendo e accentuando la sua autonomia dalle forze della sinistra "moderata-istituzionale" = 41.9%

non credo che la questione sia rilevante: il movimento può aiutarsi solo autonomamente = 8.1%

altre risposte = 18.2%

 

Come si vede, al primo posto viene, nettamente, l'esigenza di mantenere ed accentuare le caratteristiche di autonomia e differenza del PRC dalla sinistra "istituzionale". Tuttavia, l'esigenza di costruire rapporti unitari con le altre forze di sinistra, viene al secondo posto, ottiene un'elevata percentuale di indicazioni - mentre molto bassa è la percentuale di chi ritiene che il movimento sia "autosufficiente". Per questo, assumono particolare rilevanza le (eventuali) differenze tra i "sottogruppi" in cui si può suddividere il campione, così come l'analisi dei contenuti delle "risposte libere"

 

Cominciamo dalle differenze interne al campione. Non vi sono grandi differenze tra le percentuali di risposta di iscritti e non-iscritti. Sono invece rilevanti le differenze legate all'età: l'esigenza di autonomia dalla sinistra "moderata" cresce con l'età, cioè è più forte tra i più anziani, mentre quella di unità con le altre forze di sinistra registra un andamento inverso, cioè è più forte tra i giovani. Le differenze legate all'occupazione in parte vi si ricollegano: gli impiegati risultano i più sensibili alle esigenze di autonomia e i meno sensibili a quelle di unità con altre forze, mentre con gli studenti accade l'inverso.

 

Vediamo ora le risposte libere, partendo da quelle che - in forme varie - sono riconducibili alla "posizione di maggioranza" del campione cioè alla riaffermazione dell'autonomia / differenza del PRC dalle altre forze di sinistra. Alcune lo fanno anzitutto in termini "di partito":

 

"io credo che se "l'altra sinistra" fosse una vera sinistra non esisterebbe questo problema... ma stando ai fatti credo che l'unica soluzione sia andare avanti da soli..."

"mantenendo la sua autonomia politica, aspettando che le altre forze di sinistra abbandonino il centrismo per poi cercare un'alleanza"

"allo stato delle cose, io ritengo che il PRC debba essere autonomo, sono in sintonia con questo partito e lo vedo unico a fare un'ottima opposizione"

"schierandosi come un partito che vuole cambiare le istituzioni, e quindi al di fuori di esse. Mostrandosi come un partito / movimento 'puro', mantenendosi al di fuori dei giochi di potere, anche nelle amministrazioni locali"

 

In altre risposte, questa posizione è vista in modo più esplicito in rapporto col movimento:

 

"lavorando alla costituzione di un soggetto politico alternativo, che raccolga la sfida di un profondo rinnovamento rispetto alla tradizione politica e organizzativa della sinistra"

"sviluppando le sue peculiarità: centralità del lavoro, anticapitalismo e respiro internazionalista; facendo funzionare al meglio la sua struttura e mettendo l'organizzazione in gioco nel movimento. Questo in parte lo stiamo già facendo

"individuando dei temi di battaglia comuni con i movimenti ed interagendo con essi, difendendo autonomia e identità"

"creando un rapporto più attivo di collaborazione con le forze che attualmente aderiscono al movimento, dando quella spinta organizzativa che oggi manca all'interno del movimento"

"costruendo una rete che sostenga a vari livelli le istanze che i movimenti portano avanti"

"cercando ulteriori contatti non solo con i soggetti sociali attivi, ma cercando u rapporto più stretto con la società nelle sue diverse espressioni, quali non solo partiti, associazioni, movimenti, ecc., ma anche le persone con i problemi di ogni giorno""appoggiando il movimento come parte di esso, specialmente in settori in cui il movimento per sua natura non è presente".

 

In genere, queste posizioni sembrano collocarsi "in sintonia" con l'orientamento e l'azione attuale del partito; ma in qualche caso si collegano invece con una critica ad esse:

 

"spesso sembra che il partito ricerchi più il dialogo con le forze del centro-sinistra che con il movimento"

"sganciandosi dalla prospettiva di una 'sinistra plurale' o di un centro-sinistra nazionale e locale, e aprendo una nuova fase, finalmente per un raggruppamento di massa delle forze anticapitalistiche e rivoluzionarie in Italia".

 

Veniamo ora alle risposte che sottolineano l'esigenza di cercare forme di unità con le altre forze di sinistra. Spesso, quest'esigenza si collega alla sottolineatura del ruolo del PRC come "portavoce del movimento" nelle istituzioni.

 

"l'azione attuale del PRC verso il movimento è buona, ma penso che, sebbene le attuali forze della sinistra siano lontane anni-luce dal movimento stesso, sarebbe utile cercare di inserirsi anche in quella parte di sinistra"

"cercando un'unità con le altre forze di sinistra e offrendo una sponda istituzionale al movimento"

"utilizzando il suo ruolo istituzionale per dare voce a tali movimenti, e contribuendo a una migliore organizzazione e maturazione dei movimenti stessi, a mio parere ancora troppo incomprensibili per i cittadino medio"

"non ravvisando una necessaria incompatibilità tra la nostra presenza nel movimento e nelle istituzioni, penso anche che il PRC debba farsi promotore di una stagione di riaggregazione tra tutte le forze della sinistra che condividono un progetto di trasformazione"

"unità con le forze di sinistra nelle istituzioni ad autonomia da esse nelle battaglie proprie del PRC"

"crasi delle risposte 1 e 2: cercando anche l'unità con le altre forze di sinistra ed accentuando la sua autonomia dalle forze della sinistra moderata-istituzionale"

"cercando di unire e fare da tramite tra sinistre moderate estreme e il movimento"

 

In altre risposte, l'esigenza di unità con altre forze di sinistra viene circoscritta a una parte di esse:

 

"unendosi alle forze di sinistra degne di questo nome: sinistra DS, sinistra CGIL, Verdi e una parte dei Comunisti Italiani"

"cercando la convergenza con una parte della sinistra (PDCI, Verdi, sinistra DS, CGIL) per offrire una sponda 'istituzionale' al movimento: ciò assume maggiore rilevanza se si considerano gli oscuri presagi che vengono dal governo (arrestare Casarini, ecc.)"

"impegnandosi per la costruzione di un 'terzo polo' con altre forze di sinistra (sinistra DS, Verdi, PDCI, PRC)".

 

Poche sono le "risposte libere che rispondono a un'idea di "autosufficienza" del movimento:

 

"la parola aiutare è fuorviante, nonchè paternalistica (e rivela anche antiche incrostazioni anche nel 'nostro' partito): ogni movimento sociale non ha bisogno di essere aiutato".

 

Qualche altra sottolinea come il partito non sia qualcosa di "superiore" al movimento:

 

"stando dietro ai movimenti con la consapevolezza di essere solo uno dei possibili soggetti di una futura trasformazione".

 

Un po' più numerose (ma meno numerose che su altre domande) sono le risposte che ribadiscono una concezione "tradizionale" del partito. Una è specularmente opposta a un'opinione citata poco sopra:

 

"la domanda è mal posta: chiediamoci, piuttosto, in che modo il movimento possa aiutare il PRC nel perseguimento della sua linea strategica".

 

Altre risposte mostrano un mix diverso tra sottolineatura del ruolo preminente del partito e grado di simpatia (o di antipatia...) verso il movimento:

 

"pur nella fedeltà ad un riformismo istituzionale che non deve essere fine a se stesso, il PRC deve inserirsi nei movimenti che si battono -seppure in forma superficiale- contro le borghesia e i capitalismi internazionali, per costruire un'alternativa"

"mantenendo la sua autonomia sia dal movimento che dalle forze di sinistra e lavorando per una società diversa, confrontandosi con che può essere utile a farci raggiungere qualche risultato o dei risultati che vanno in direzione del nostro obiettivo principale",

 

per arrivare a

 

"i Social Forum sono delle accozzaglie di sentimenti moderati e spesso borghesi, bisogna creare organizzazioni con contenuti veri".

 

 

9. sei interessato al congresso PRC e riterresti utile intervenire in qualche modo nel dibattito congressuale?

 

essendo iscritto, vi parteciperò = 48.7%

anche se sono iscritto, vorrei trovare forme di partecipazione che non si limitino al dibattito / votazione nei congressi = 13.8%

sono interessato a partecipare, anche attivamente, se mi offrono le possibilità concrete = 18.7%

sono interessato alle conclusioni del congresso, ma non credo che abbia senso una partecipazione "dall'esterno" = 11.2%

non sono interessato = 0

altre risposte = 5.9%

 

Questa domanda, come si vede, distingueva abbastanza nettamente - per ovvie ragioni - tra iscritti e non-iscritti. e infatti le risposte dei non-iscritti si concentrano sulle modalità "apposite" per essi previste (oltre che sulle "altre risposte"). Vale però la pena di notare che, tra gli iscritti , oltre il 20% non si accontenta di dire "essendo iscritto vi parteciperò", ma chiede forme più attive di partecipazione rispetto al quelle rituali / tradizionali.

 

Le (non molte, in questo caso) "altre risposte" possono essere divise sommariamente in due gruppi.

Il primo è composto da risposte di non-iscritti che esprimono un interessamento attivo a Rifondazione e al suo congresso:

 

"sono interessata a ricevere notizie sul congresso e a divulgarle tramite il mio portale"

"sono interessato perché credo si debba cercare collaborazione e dialogo a sinistra"

"vorrei partecipare anche come esperienza iniziale di politica attiva, ma non sono iscritto essendo un agente di Polizia Penitenziaria"

"non ne faccio parte ma mi pare giusto esprimere le mie idee per un utile, credo, confronto anche a distanza"

"penso che in questo momento la cosa migliore per me sia quella di rispondere a questo questionario e vedere le conclusioni del congresso. Però penso che il metodo dibattito / votazione nei congressi sia quello giusto.

 

A queste possono essere aggiunte opinioni di iscritti come la seguente:

 

"sarebbe giusto raccogliere preliminarmente le opinioni dei sostenitori non iscritti e tenerne conto"

 

Il secondo gruppo è costituito da risposte di iscritti, critiche verso il funzionamento del partito e /o del suo congresso:

 

"vi parteciperò come iscritta, ma mi piacerebbe riuscire a fare politica sempre: ci sono circoli che assomigliano più a circoli di briscola formati da 'compagni di merende' che a circoli politici, anzi ti impediscono qualsiasi lavoro politico"

"credo che sia importantissimo dare maggiore voce e attenzione alla base del partito, troppe volte trascurata ed estromessa da quei dirigenti che monopolizzano l'attività politica legandola ai propri interessi: questo accade spesso nelle realtà locali"

"vi parteciperò come iscritto, tuttavia continuo a non condividere l'aut/aut tra due mozioni alternative: è un metodo che non porta vantaggi concreti ed accentua le divisioni, già peraltro troppo presenti al nostro interno"

"in questo congresso RC non riflette sulla sua presenza istituzionale, eppure tre crisi dovevano far riflettere"

"il problema è la disorganizzazione totale che il partito ha dalla nascita e la mancanza di formazione, aggregazione, coordinamento delle federazioni e dei circoli che vengono abbandonati a se stessi: i congresso è secondario di fronte a questo problema"

"se fosse un vero congresso con vera libertà di parola, reale espressione delle tendenze politiche e non delle correnti personalistiche, riterrei opportuno parteciparvi portando il mio dissenso all'attuale linea politica".

 

V'è infine chi non ha problemi:

 

"sono perfettamente in linea con le idee del partito".

 

 

10. cosa pensi del rapporto tra i sindacati e il movimento?

 

la collocazione prevalente del sindacato lo pone in prospettiva diversa e per certi versi in contrasto col movimento = 13.1%

la partecipazione di una parte del sindacato al movimento (es. FIOM o latri settori CGIL) è molto importante e sarebbe utile si estendesse = 76.4%

sindacato e movimento agiscono su livelli e tematiche diversi, per cui non avrebbe senso un rapporto stretto= 4.7%

altre risposte = 15.8%

 

L'importanza centrale dei rapporti col sindacato è indicata da oltre i tre quarti delle risposte (vedremo nell'analisi delle "altre risposte" quali differenziazioni possono esserci all'interno di questa posizione).

Una minoranza esprime un'ostilità al sindacato e causa delle sue attuali posizioni, mentre è molto esigua la percentuale di chi ritiene che movimento e sindacato si collochino su livelli diversi.

Data la netta prevalenza delle risposte favorevoli a un rapporto con sindacato, le "differenze interne" al campione sono ridotte. Alcune sfumature, però, possono essere interessanti: i più giovani sembrano essere più "unitari" verso il sindacato che i più anziani, gli iscritti più che i non-iscritti (l'interpretazione di questi dati - peraltro "sfumati" - non è univoca: gli stessi dati mostrano anche che gli studenti sono più unitari col sindacato degli operai...).

 

Analizzando / selezionando le "altre risposte", partiamo da quelle (abbastanza numerose) caratterizzate da una forte critica / sfiducia / ostilità verso le attuali organizzazioni sindacali:

 

"non so che dire... sono molto sfiduciata nei confronti dei sindacati... andrebbero 'riorganizzati' forse..."

"il sindacato confederale neo-corporativo è in contrasto con qualsiasi logica di cambiamento 'progressista', figurarsi se 'riformatore' o 'rivoluzionario'"

"i sindacati non ci sono più o è come se non ci fossero: sono morti o stanno morendo, è solo questione di tempo"

"la CGIL fa schifo"

"i sindacati sono venduti alla Confindustria e ai padroni, non credo che ci possa essere un rapporto con il movimento"

 

Abbiamo anche un 'crescendo' di giudizi negativi verso i sindacati; altre risposte sono più articolate ma tendono a un'analoga conclusione:

 

"il sindacato, tranne (...forse) la FIOM sono contro il movimento, perché ormai sono garanti del governo e promotori e divulgatori dell'ideologia aziendale (neo) liberista"

"il sindacato non è più espressione di una visione 'a sinistra' della società. PRC deve incunearsi negli spazi vuoti"

"i sindacati devono abbandonare l'idea della concertazione e della flessibilità per poter avere un inizio di dialogo con i movimenti"

"la FIOM è una goccia nel mare, la sinistra CGIL una minoranza senza potere, i Cobas scuola non decollano e la stessa confederazione COBAS e il sindacalismo di base necessita di tempi lunghi. Questo vuoto va colmato"

"il vero problema è che, se il PRC è ad oggi il frutto di una rottura con la linea PCI-PDS-DS (prossimamente D?), la CGIL non ha avuto lo stesso percorso e così viene egemonizzata da gente che vale tanto quanto i DS. Ci sarebbero i COBAS ma sono una realtà troppo piccola"

 

Quali conclusioni si traggono da queste visioni del sindacato? Due risposte (diverse) sono esemplari in proposito:

 

"più che i sindacati è indispensabile per il movimento la partecipazione dei lavoratori; devono prendere coscienza delle proprie forze e incanalarle in un indirizzo anticapitalistico"

"penso che il PRC debba far nascere un sindacato realmente di classe"

 

Analogamente numerose sono le "altre risposte" che, in vario modo, si ricollegano "all'alternativa precodificata" scelta da oltre i tre quarti del campione.

C'è chi ribadisce in termini generali l'essenzialità del rapporto tra movimento e sindacati:

 

"i sindacati hanno rivendicazioni legate principalmente alla difesa della classe lavoratrice, che si sposano perfettamente con tutte le rivendicazioni del movimento contro il neoliberismo, quindi vedo come positivo il loro rapporto"

"i lavoratori e le loro organizzazioni costituiscono una base fondante della nostra lotta di classe; il rapporto con essi deve essere vivo, costante e collaborativo, purchè ovviamente si tratti di sindacati che mantengano vivi i principi ispiratori..."

 

C'è chi entra più direttamente nel merito della situazione sindacale attuale e, molto spesso, sottolinea l'importanza della "contaminazione" tra sindacato e movimento:

 

"La CGIL attraverso le sue articolazioni è già parte integrante del movimento, è utile proseguire nel confronto e nel dibattito, per consentire al movimento di maturare un'elaborazione specifica sui temi sociali e alla CGIL per interloquire e agire comune"

"una parte del sindacato è già presente nel movimento (FIOM) ma sarebbe utile che tutto il sindacato si adoperasse in questa direzione"

"ritengo ancora troppo scarsa la presenza del sindacato nel movimento: un loro più forte avvicinamento potrebbe far nascere positive reciproche contaminazioni"

"positiva nella misura in cui si contaminano: il movimento serve all'autocritica del sindacato, il sindacato dovrebbe porre il movimento di fronte a una riflessione sul lavoro, che spasso non di fa"

"potesse la FIOM contaminare il mondo dell'autonomia..."

 

Infine, c'è chi prende spunto da questo tema per parlare più direttamente del rapporto tra PRC e sindacato:

 

"sulla questione sindacale il partito dovrebbe convocare un'assise nazionale preceduta da un dibattito interno: è assurdo che all'interno del partito si ripetano sistematicamente le divisioni sindacali, cioè ogni compagno agisce a seconda di dove è iscritto".

 

11. pensi che la questione del lavoro e delle classi lavoratrici abbia un ruolo importante nel movimento?

 

è solo una parte di una tematica e di uno chiarimento molto più ampi, per cui la sua importanza è relativa = 32.7%

dovrebbe essere un ruolo centrale (anche non unico), che però è ancora da costruire = 46.8%

si tratta di livelli diversi, per cui il riferimento ai temi del lavoro e alle classi lavoratrici non è direttamente rilevante = 4.7%

altre risposte = 15.8%

 

Una maggioranza di risposte sottolinea (sia pure in termini problematici) la centralità (reale o auspicata) della questione del lavoro nel movimento. Più di un terzo però sottolinea che il lavoro è solo uno dei temi del movimento. Solo un'esigua minoranza vede una totale estraneità tra il livello del movimento e la questione del lavoro.

Ci sono alcune differenze tra i "sottogruppi" del campione. La Fascia di età tra i 21 e i 30 anno sottolinea maggiormente la centralità del lavoro, mentre quella inferiore (fino ai 20) e superiore (31-45) sottolineano più della media la "pari importanza" delle diverse tematiche (con percentuali del 40%).

Infine, tra i non-iscritti la "relativizzazione" della questione del lavoro prevale sulla centralità (38.5% contro 37.3% - inoltre la tesi dei "livelli diversi" riceve il 7.1% delle indicazioni).

 

Le "altre risposte" permettono di avere una visione più concreta ed articolata delle posizioni, rispetto alle "risposte "pre-codificate" che risentivano della formulazione un po' tortuosa delle domande.

 

Le risposte che si ricollegano alla prima alternativa (il lavoro è importante ma non è l'unico centro) riflettono l'esigenza di non impoverire o irreggimentare la ricchezza e la varietà di temi che il movimento esprime:

 

"importante al pari di una vasta gamma di temi socio-politici (migranti, welfare, democrazia, ambiente, genere, ecc.)"

"certo è importante... ma il movimento non può cristallizarsi su una sola tematica"

"importante sì, ma non è centrale: il movimento agisce contemporaneamente non a livelli ma a tematiche che si intrecciano"

"ha un ruolo importante, alla pari con altri temi: la parità è essenziale nel movimento"

"importanza relativa, ma significativa: considerarla centrale significa delimitare e circoscrivere il raggio d'azione".

 

In una risposta, questa posizione parte da una distinzione tra ruolo del partito e ruolo del movimento:

 

"la questione del lavoro dev'essere centrale nel nostro partito, e quindi preposta a tutte le altre. Per quanto riguarda il movimento (che va distinto dal partito) il lavoro è una delle tematiche, ma non può essere la principale".

 

Tra le numerose risposte che sottolineano la centralità della questione del lavoro, alcune la fanno in termini molto generali e "classici":

 

"la questione della contraddizione capitale-lavoro dovrebbe essere centrale nelle riflessioni e nelle lotte del movimento"

"il lavoro inteso in una logica di lotta di classe è centrale e non entra in competizione con le altre questioni, anzi le arricchisce"

"la questione fondamentale è strettamente correlata alle possibilità di sviluppo dei movimenti. Non di dà crescita dei diritti dei lavoratori senza crescita dei movimenti".

 

Molte risposte, però, sottolineano i termini nuovi in cui si pone la questione (centrale) del lavoro:

 

"il movimento potrebbe essere una occasione per sviluppare il tema di una 'nuova centralità': non esiste un solo 'lavoro' ma i lavori. La centralità operaia ha ancora un senso ce interpretata come multilaterale"

"il lavoro è una tematica fondamentale ma va affrontato con nuovi strumenti perché è cambiata la cambiata la sua organizzazione: mi riferisco a strumenti come il reddito di cittadinanza, che va associato alla riduzione di orario"

"data la fase del capitalismo c'è connessione tra le forme di resistenza che fanno capo alla produzione in senso classico e quelle che riguardano altre sfere come quella del consumo materiale e immateriale"

"ambiente, qualità della vita, riconoscimento dei diritti della persona, lotta alle multinazionali, sono inscindibili dalle rivendicazioni delle classi lavoratrici: Porto Marghera insegna".

 

In molte risposte, si sottolinea come un ruolo adeguato del lavoro nel movimento sia gran parte ancora da costruire:

 

"è tuttora in secondo piano rispetto ad altre questioni, ma può diventare cruciale se vengono maggiormente coinvolti i sindacati"

"dovrebbe essere un ruolo centrale (anche se non unico) che però è ancora da costruire"

"ancora no: noi dovremmo riuscire a fare da 'cerniera'"

"probabilmente c'è ancora molto lavoro da fare, non tutto il movimento è sensibile a queste tematiche, mi pare, però se si vede il tutto come effetto della globalizzazione, in un ambito di una critica al capitalismo e bla, bla, bla... magari si riesce".

 

In alcuni casi queste considerazioni si collegano a critiche (più o meno dure) al movimento:

 

"dovrebbe essere centrale, e se oggi non lo è, è in gran parte un limite del movimento stesso"

"ancora non abbastanza a causa anche delle teorie negriane sulla fine del lavoro che sono piuttosto presenti in diverse parti del movimento"

"è fondamentale, ma il movimento stenta ad intuire le potenzialità, si occupa d'altro, farfuglia tesi raffazzonate e a volte sensibilmente discordanti l'una dall'altra"

"purtroppo il movimento non è troppo interessato al mondo del lavoro, forse perché i comunisti della nostra generazione (almeno nella mia città) hanno un tenore di vita medio e il loro intellettualismo li porta ad interessarsi solo agli spazi ..." (qui la risposta si interrompe, avendo esaurito gli "spazi" a disposizione).

 

 

12. come vedi il rapporto tra il movimento e l'insieme delle forze (tra loro diverse) che compongono la sinistra politico-istituzionale?

 

più si sta lontani e meglio è = 15.1%

sarebbe importante riuscire a costruire momenti unitari, anche solo su obiettivi

specifici = 40.8 %

con alcune di queste forze è possibile costruire un rapporto, con altre no = 34.0%

altre risposte = 10.1%

 

Il problema dei rapporti con le altre forze della sinistra politico-istituzionale è largamente sentito (solo il 15% preferisce "starne lontano"): ma chi se lo pone si divide quasi equamente tra chi privilegia i contenuti (gruppo prevalente) e chi parte da alcune "discriminanti di schieramento".

Quelli che ritengono che il movimento debba "stare lontano" dalla sinistra istituzionale toccano la punta massima (attorno al 25%) tra gli operai e le donne; in tutti gli altri "sottogruppi" del campione registrano percentuali attorno o al di sotto della media.

L'esigenza di costruire momenti unitari su obiettivi specifici prevale su quella delle "discriminanti", tra le fasce di età più alte (oltre i 30), tra impiegati, quadri, lavoratori autonomi. Quella invece di "discriminare" tra le varie forze della sinistra istituzionale prevale nelle fasce d'età più giovani e tra gli studenti.

 

Passando alle risposte libere, vediamo anzitutto quelle che tendono a rifiutare in blocco ogni rapporto con la "sinistra moderata":

 

"per quanto mi riguarda tutto il centro-sinistra", da Mastella a Cossutta, non vale niente e ci voglio avere ben poco a che fare salvo rare eccezioni"

"la sinistra moderata è espressione delle classi dominanti contro le quali il movimento costruisce la sua opposizione: DS e movimento sono incompatibili"

"alla luce delle ultime prese di posizione dei DS al congresso, e delle dichiarazioni degli esponenti della 'sinistra' dell'Ulivo, faremmo meglio a riprendere più i rapporti con la società e i movimenti che con 'loro'"

"non credo che i cosiddetti partiti di sinistra moderata possano ormai raccogliere le istanze del movimento"

"la crisi genetica delle formazioni socialdemocratiche ha prodotto, inevitabilmente, uno schiacciamento istituzionale su posizioni neoliberiste e apologetiche del capitalismo: è assurdo pensare che da questi atteggiamenti possa provenire un'opposizione"

 

Se queste posizioni di "chiusura" verso la sinistra istituzionale sono collegate a una posizione di simpatia verso il movimento, altre nascono da una riaffermazione rigida del ruolo del partito, che spesso arriva a posizioni di ostilità verso il movimento stesso:

 

"chi postula la fine della storia ha poco o nulla da condividere con il movimento e il PRC"

"il nostro dovere è portare le idee marxiste nei movimenti spontanei affinché non degenerino"

"mala tempora currunt: quale movimento? Ma davvero si ritiene di riuscire a costruire qualcosa di unitario con Socialismo rivoluzionario e con l'Agesci? Insieme? ma per favore..."

"un solo partito comunista... due non hanno alcun senso"

"potrebbe avere un significato importante se i nostri cari dirigenti del partito si rendessero conto che il ruolo dei comunisti è sì quello di stare nei movimenti ma cercando di egemonizzarlo, naturalmente con una leale e democratica battaglia politica"

"la domanda è tendenziosa come le precedenti. il movimento è tutto fuori che comunista e anticapitalista, i comunisti sono altro e dovrebbero difendere la loro autonomia culturale e politica. Invece ci appiattiamo sulle proposte del movimento".

 

Vediamo ora le risposte che sottolineano maggiormente l'esigenza di ricercare momenti unitari con le altre forze della "sinistra istituzionale":

 

"la domanda sembra identificare il PRC con il movimento. Il partito invece deve porsi simultaneamente il problema delle condizioni di un rapporto unitario e autonomo sia con il movimento che con tutte le altre forze di sinistra"

"il movimento, specie quello 'no global', è utile per far emergere le contraddizioni in cui sono immersi i vari DS, Verdi, ecc. In pratica: aiutiamoli ad entrare nel social forum per poi batterli sui contenuti"

"credo sia strategico costruire un rapporto 'democratico' con tutte le forze di sinistra con l'intento di far emergere le contraddizioni che ritengo essere presenti nei DS e non solo"

"è necessario perseguire l'unità quando è possibile. Le forze della sinistra politico- istituzionale fanno pochi sforzi per dialogare con il movimento. Quando lo fanno sembrano però perseguire altri obiettivi che rispondono ad una logica interna"

"è possibile costruire convergenze su singoli aspetti e con pezzi di organizzazioni"

"sarebbe importantissimo sedersi ad un tavolo e trovare gli obiettivi comuni e lavorare da questi per costruire una grande sinistra che vada dai socialdemocratici e ibidem al movimento"

"sarebbe bene costruire ampie convergenze su alcuni temi della sinistra andando alla ricerca di un'alleanza politico-programmatica con i settori della sinistra a noi più vicini"

"occorre fare in modo che tornino a sinistra, in questo noi possiamo essere il fondamentale punto di riferimento"

"il movimento raccoglie diverse sensibilità, ben venga anche una sensibilità più 'riformista' anche se magari non la si condivide pienamente (sempre meglio che niente...)"

"soprattutto per approfondire le contraddizioni interne di quelle forze in modo da spaccarle e soprattutto per portare su posizioni più radicali la base di quelle forze. Cioè: è importante avere rapporti con loro per arrivare ai loro 'simpatizzanti' e agire".

 

Come si vede da molte di queste risposte, l'esigenza di "distinguere" all'interno della sinistra istituzionale è forte anche tra chi sottolinea di più l'esigenza di rapporti unitari. Però questi pensano che la "distinzione" possa emergere più efficacemente da uno sforzo di rapporto unitario col movimento, mentre altri tracciano fin dall'inizio le "linee di demarcazione":

 

"rapporti unitari sono possibili solo a certi livelli e con certe parti della sinistra"

"penso che solo Rifondazione abbia dimostrato di avere il titolo e la coerenza per essere parte del movimento. I verdi maah... gli altri non meritano la citazione"

"dove possibili, sono auspicabili momenti di unità e di contaminazione reciproca anche stabili, ma direi che strategicamente margherita e DS si stanno ponendo in maniera organica dalla parte del capitale"

"dopo le recenti dimostrazioni di moderatismo della pseudo-sinistra governativa, ritengo che siano da mantenere le divisioni, d'altro canto ritengo che occorrerebbe a tutti cercare un'opposizione forte e unitaria a questo governo"

"problematico: a livello di partiti, vi sono settori con cui è possibile dialogare, ma sono minoritari, mentre i gruppi egemoni sono ormai lontani anche da posizioni socialdemocratiche"

"qualche iniziativa unitaria potrebbe tenersi con i Verdi (ambiente) e con Italia dei Valori (giustizia, ecc.), con gli altri la differenza rasente la contrapposizione"

 

In alcune risposte, più che "delimitazioni di schieramento" viene introdotta una distinzione tra vertice e base:

 

"lo stesso discorso che ho fatto per i sindacati: bisogna cercare i momenti unitari non con la loro classe dirigente ma con la loro base, che ritengo abbia ancora nel suo potenziale molti argomenti e strumenti per costruire momenti unitari".

 

 

 

 

13. più in generale, quale criteri dovrebbe adottare il movimento (e le forze che lo sostengono) nell'indicare e definire i propri obiettivi?

 

dobbiamo indicare gli obiettivi giusti, senza troppo preoccuparci della loro realizzabilità immediata = 9.5%

dobbiamo puntare su obiettivi immediati, su cui realizzare un ampio schieramento, e quindi tener conto delle possibilità di realizzarli e di come sono visti anche da chi non è coinvolto nel movimento = 10.3%

dobbiamo combinare le due cose, individuando obiettivi immediati e specifici, su cui realizzare uno schieramento ampio, senza però rinunciare ai nostri obiettivi più radicali... = 75.7%

altre risposte = 4.5%

 

In questo caso, c'era un difetto nella formulazione stessa della domanda, che spingeva quasi inevitabilmente a scegliere la "terza opzione". Questo limite è stato notato dagli intervistati:

 

"qui vi devo criticare perché la risposta è lapalissiana e scontata: trattasi poi di vedere quanto si dà all'obiettivo di lunga e a quello di corta, comunque credo che se non ottiene almeno una vittoria immediata il movimento può ridimensionarsi"

 

Dal momento che la stragrande maggioranza di chi ha risposto opta per la terza risposta, non ci sono grosse differenze interne al campione. Posizioni diverse emergono dalle "altre risposte" (in questo caso non particolarmente numerose).

Qualcuna ribadisce l'esigenza dell'unità:

 

"dobbiamo costruire una piattaforma unitaria alla quale tutte le parti del movimento possono aderire, cercando di evitare egemonie partitiche e pensando pure che nel movimento esistono forze catto-moderate con sfumature liberiste".

 

Ma, nel caso di questa domanda, tra le "altre risposte" prevalgono quelle che - in forme varie- riaffermano rigidamente il "primato del partito":

 

"è il congresso del PRC o la costituente del movimento? un movimento è una mobilitazione transitoria riformista su obiettivi concreti e a breve. Esso non è un soggetto politico e non ha prospettive strategiche di trasformazione generale"

"certezze strategiche e duttilità tattica; il partito però deve averle, le certezze! per questo ci vuole un congresso vero: ideologico e programmatico"

"dobbiamo 'volare alto' se non vogliamo rimanere bloccati sul concetto di prendere-solo-quello-che-si-può"

"dobbiamo far sì che sia un movimento socialista. A Genova un ragazzo è morto: io potrei morire per il comunismo, mai per l'idiozia di Casarini"

"non è un problema mio. Come comunista io ho i miei obiettivi e i miei mezzi e li metto a disposizione del movimento, punto e basta. Quello che non riesco a fare nel movimento, lo devo fare come partito (o come sindacato)".

 

 

14. quale significato ha per te la parola "comunismo"?

 

oggi ormai non ha più nessun significato, o ha un significato negativo = 4.5%

ha un significato simbolico ed etico, indica l'esigenza di una società più giusta = 12.9%

può avere un significato politico concreto, di ricerca delle vie e degli obiettivi di cambiamento complessivo di questa società, a partire da una critica di fondo al capitalismo, nelle sue forme vecchie e nuove = 67.6%

altre risposte = 14.9%

 

Anche in questo caso, come per la domanda precedente, emerge "a posteriori" un vizio nella formulazione della domanda. Essa dava per scontato che un significato politico (e non solo etico o simbolico) di "comunismo" potesse derivare solo da lavoro di ricerca/rifondazione; non dava spazio cioè a posizioni secondo cui è riproponibile una prospettiva comunista fondata nella "tradizione", senza particolare bisogno di ricostruire e rifondare. Queste posizioni si sono largamente espresse nelle "altre risposte " (come vedremo), ma probabilmente sono anche presenti in quella larghissima maggioranza (oltre due terzi) che ha scelto la "risposta n° 3". Questo vizio di impostazione della domanda, dunque, non impedisce (grazie alle "altre risposte") di vedere diversi modi di concepire il riferimento al comunismo, ma non permette di "quantificare" il peso rispettivo delle posizioni comuniste "di ricerca" e quelle "di tradizione".

 

La netta prevalenza della risposta n° 3 si riscontra in tutti i "sottogruppi" del campione (essa supera sempre nettamente il 60% delle risposte): la prevalenza è particolarmente marcata tra le donne (74.6%), tra le persone con oltre 45 anni (80%) e tra gli impiegati e tecnici (72%).

La risposta secondo cui "comunismo" non ha più significato o ha un significato negativo, raccoglie indicazioni irrisorie in tutti i sottogruppi, con un'unica "punta" del 12.8% tra gli operai (ma ricordiamo che l'esiguità numerica invita a prendere dati di questo genere con le molle).

Più consistenti, anche se minoritarie, le indicazioni che attribuiscono al "comunismo" un significato simbolico-etico (lo vedremo anche nelle citazioni delle risposte libere): esse sono superiori alla media tra i non-iscritti, tra i quadri ed i lavoratori autonomi, e nella fascia tra i 31 e i 45 anni.

 

Passiamo dunque all'analisi delle risposte libere.

Il rifiuto del termine "comunismo" trova, tra queste, una sola formulazione, teoricamente motivata:

 

"io sono di formazione anarchica. Ritengo che i tentativi di realizzazione storica del comunismo abbiano dimostrato la loro intrinseca debolezza. La penso, in breve, come Kropotkin: le dittature (o egemonie) sono tutte uguali".

 

Molto più numerose sono le risposte che, in forme diverse, danno una connotazione "etica" al comunismo. Ne citiamo alcune (che, ovviamente, presentano quasi sempre un mix -variabile- tra aspetti etici ed aspetti politici).

 

"è una mentalità, è una coerenza, è l'essere onesti; significa presentarsi agli altri, per un mondo giusto"

"eticità nella società, per non arrendersi alle situazioni di disegualianza e di ingiustizia, e lotta perché tutti trovino nel lavoro e nel servizio per la società la propria dignità"

"Gaber dice: qualcuno era comunista perché credeva di poter esser vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Questo è il mio significato."

"finchè si potrà morire di fame e - contemporaneamente - di indigestione, il comunismo sarà una necessità, sennò finisce il mondo..."

 

Talvolta queste visioni "etiche" del comunismo giungono a toni "lirici":

"Libertà! Libertà dal lavoro e del lavoro! Libertà da ogni stato e da ogni religione. Libertà del vero e delle scienze. Libertà di amare e di creare (in tutti i sensi)! Libertà dai bisogni materiali e dei bisogni ideali".

 

Queste prime risposte citate hanno una "connotazione etica" nettamente prevalente; in altre essa si intreccia con connotazioni più politiche:

 

"significa anzitutto comunicazione, autorganizzazione dal basso. È un termine che indica anzitutto una rivoluzione culturale, prima che economico-politica"

"significa lotta per l'abbattimento di tutte le disegualianze sociali ed economiche e per la tutela dei più deboli, chiunque essi siano"

"semplicemente diminuire il divario esistente tra popolazioni ricche e povere"

"la necessità di ritrovare la legalità perduta, l'amore per il prossimo, soprattutto verso i più deboli. ecc. ecc. ... il rispetto per l'ambiente, l'adozione di modelli concreti di sviluppo sostenibile e, attraverso questi, la costruzione di una 'società umana'...".

 

Altre risposte riprendono la visione del comunismo come "ricerca/rifondazione", approfondendola o specificandola con diverse angolature:

 

"sposo le ultime due risposte, rimanendo del parere che il termine 'Rifondazione Comunista' va concepito come un work in progress: riscoprire Marx implica anche storicizzare alcune sue conclusioni"

"se lo sapessi avrei risolto i miei problemi... in realtà mi piace molto l'idea di dare un nuovo significato a questa parola, ma la cosa fondamentale è quella di dare gambe a quello che questa parola rappresenta"

"sarei per la risposta n° 3 con questa aggiunta: a patto che si metta in pratica una critica radicale dello stalinismo e che si metta mano a una completa riformulazione teorica"

"è una categoria storico-politica, sicuramente, se poi è anche un movimento reale che eccetera eccetera sarebbe meglio dirlo tra qualche anno. intento mi sembrerebbe il caso di parlare un po' di più del modelli economici provati e falliti".

"li comunismo ha senso se vive nelle lotte concrete, riuscendo a delineare un modello di democrazia più avanzato di quello del liberalismo reale".

"la parola 'comunismo' è, purtroppo, associata, nella percezione diffusa, agli stati del 'socialismo reale'; penso sarebbe meglio mettere l'accento sul concetto di 'rivoluzione'"

"il cambiamento della società deve partire dalla critica ai regimi sovietici e cinesi, ai danni causati in India, ecc... e poi alle forme di capitalismo".

 

Per "concludere in gloria" con:

 

"significa vera e profonda democrazia. Propongo la conferma del Segretario Bertinotti".

 

E veniamo infine alle formulazioni che si richiamano alla "tradizione", alle sue teorie riconosciute (o ai suoi dogmi). Come abbiamo detto, esse sono assai numerose, perché la formulazione della domanda non forniva un'alternativa in cui esse potessero pienamente riconoscersi.

Alcune esprimono, per così dire, un'"adesione di fede":

 

"la sola e l'unica alternativa possibile"

"l'unica speranza di un mondo migliore"

 

e così via (sono abbastanza numerose).

Ma altre riprendono formule teoriche più precise:

 

"un progetto generale delle relazioni sociali e produttive che muove da un'analisi storico-materialistica e dialettica della società capitalistica e si serve dello strumento del partito politico"

"rovesciamento in senso 'pubblico' dei rapporti di produzione privati: per quanto mi riguarda il comunismo coincide col marxismo. Per chi ha fatto il questionario, evidentemente, no.

 

La polemica contro la formulazione del questionario è presente anche in altre risposte:

 

"ma che domanda è? va bene se dico che è l'unica altra proposta di organizzazione economico/sociale del pianeta oltre a quella liberale?"

"non pensate minimamente a cambiare il nome del partito, non facciamo errori già visti, andiamo avanti orgogliosi per la nostra strada proponendo idee e non nascondendoci dietro un nome più moderato".

 

Ma torniamo alle risposte che, pur senza fare polemiche dirette, ripropongono le formule "classiche":

 

"prassi-teoria-prassi, metodo scientifico di lotta contro le barbarie capitaliste per la costruzione di una società con messi di produzione collettivi"

"significa ricerca delle vie e degli obiettivi di cambiamento complessivo di questa società, a partire da una critica di fondo al capitalismo per il superamento della contraddizione sociale fondamentale (la contraddizione fra capitale e lavoro)"

"ha un significato concreto, a partire tanto dalla lunga esperienza di lotta quanto dalla validità del marxismo-leninismo come strumento analitico per comprendere la realtà e tradurre tale analisi in prassi efficace"

"ha il significato che ha sempre avuto da 150 anni a questa parte. È il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente, su questa base si può leggere le tendenze immanenti alla società. Il resto sono parole"

"considero il comunismo, come dice anche il compagno Marx, il movimento REALE che abolisce lo stato di cose presente. Il comunismo è anche qualcosa di innato nell'uomo, visto che egli ha sempre sentito il bisogno di una società più giusta"

"comunismo significa realizzare la vittoria di classe, includendo nel proletariato anche il movimento, senza abbandonare la via tracciata da Marx, Lenin e Gramsci".

 

C'è anche chi propone una "versione aggiornata" di un vecchio slogan leniniano:

 

"è socialismo più l'elettronica".

 

 

15. cosa proporresti al PRC, in termini di contenuti politici, e di iniziative concrete e/o di forme di organizzazione, sulla base della tua esperienza concreta e delle esigenze di sviluppo dei movimenti di lotta?

 

Questa era una domanda a risposta interamente libera, e praticamente tutti hanno risposto. Del ricchissimo materiale che ne emerge, qui diamo conto in modo molto parziale:

- senza per ora fare un'analisi/classificazione sistematica, ci limitiamo a un'ampia serie di citazioni, raggruppate secondo una classificazione ancora molto approssimativa;

- le risposte da cui sono tratte le citazioni non comprendono le quasi 200 risposte arrivate dopo il 15 gennaio, e sono quindi ricavate dai primi 367 "questionari Internet" raccolti entro quella data.

 

Un gruppo piuttosto numeroso (anche se complessivamente minoritario) di risposte si concentra sulla difesa dell'identità e della "purezza ideologica" del partito e dei suoi ideali comunisti.

Spesso quest'esigenza è formulata in termini molto generali e "di principio":

 

"non dimenticare la storia, le nostre radici, e non rimanere troppo attaccati alle poltrone del Parlamento. Bisogna scendere in campo a tutti gli effetti: facciamoci sentire!!!"

"perché il PRC non diventa un reale partito rivoluzionario?"

"una virata a sinistra per evitare la deriva riformista"

"opposizione ovunque"

"darci tutti un appuntamento sotto Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Montecitorio per espugnarli e farla davvero 'sta benedetta rivoluzione..."

"deve sempre stare attento a non rimanere invischiato nella palude della sinistra istituzionale. RIVOLUZIONE!"

"voglio che il partito rimanga partito"

"lotta armata!!!!!!... ma accontentiamoci della lotta politica dura"

"esistono due vie per cambiare la società: la lotta rivoluzionaria e la democrazia rappresentativa: percorrerle in apparenza entrambe non porta da nessuna parte"

"ke non diventiate un movimento e restate un partito"

"una cosa semplice: bisognerebbe conoscere di più scritti che stanno alla base di ciò che vogliamo (da Marx a Lenin a Trotskj)"

"uscire dal parlamentarismo borghese e riprendere la lotta (per ora solo politica) fra le masse popolari, ritrovare le radici del comunismo, con Marx ed Engels, Lenin, Mao e anche Stalin"

"stare in un Partito è diverso dallo stare in un 'movimento'. Io voglio continuare a stare nel MIO Partito Comunista che, con passione e sacrificio, ho contribuito a costruire"

"centralismo democratico!!!!"

"oltre a Marx, analizzare e rivalutare sia la fase della rivoluzione d'ottobre sia del periodo stalinista".

 

Altre risposte, riconducibili a questa impostazione, cercano di tradurla in proposte politiche più specifiche ed articolate:

 

"PRC dovrebbe promuovere una nuova Internazionale Comunista, che racchiuda partiti comunisti e sinistra l'alternativa, da opporre a quella socialista liberale"

" si dovrebbe organizzare grandi manifestazioni di piazza, nella nostra realtà politica, la lotta di classe attraverso grandi movimenti di protesta. Solo così ci ascolteranno"

"costruire comitati di sciopero generale contro la guerra, convertire i movimenti in mano alla piccola borghesia, smettere di sostenere gli assassini ONU"

"definire la propria linea (comunismo o socialdemocrazia?) e portarne i contenuti nel movimento; abbandonare ogni illusione di rapporti con Rutelli & C."

"lavorare seriamente a far evolvere il movimento anticapitalista in rivoluzionario, che con la direzione comunista abbia la possibilità di abbattere il capitalismo"

"dobbiamo stare attenti a tutto quanto si muove attorno a noi, ma guai a perdere di vista il nostro blocco sociale di riferimento, le nostre idee-forza, per inseguire la chimera del movimento"

"un congresso vero con poche primedonne a cominciare dal segretario. Una rivoluzione culturale? viva Lenin!"

"riempire di contenuti comunisti il PRC. Chiudere con la sinistra moderata e con il centro. Trasformare l'anticapitalismo del movimento da latente a manifesto"

"puntare ancora maggiormente sull'identità del partito all'interno del vasto movimento no-global"

"la linea è giusta, ma stiamo attenti alle spinte movimentiste di chi rinuncia a fare proposte al movimento. Superficiale mi pare la tesi sull'imperialismo"

"caratterizzare ancor di più il carattere marxista, senza volontà di predominio ma evidenziarlo il più possibile. Parlare di lotta di classe e di marxismo, dentro e fuori il movimento"

"andrebbero ricercate cinghie di trasmissione adeguate ai tempi che consentano al PRC di esercitare un ruolo di avanguardia senza perdere la propria identità comunista nella rincorsa al movimento"

 

Un gruppo, anche più numeroso, di risposte, parte da un'accettazione della linea del partito e dei suoi sviluppi recenti, per argomentarla e svilupparla poi in vari modi.

C'è chi si limita all'accettazione:

 

"sono entusiasta della linea del partito"

"la politica del mio partito addirittura non merita suggerimenti: è perfetta così"

"propongo la conferma del Segretario Bertinotti"

"mi fido di voi"

"non so con precisione perché mi piace il PRC così com'è, soprattutto con i suoi rappresentanti con il quale mi trovo in sintonia. Fausto Bertinotti deve continui così".

 

In altre (più numerose) risposte l'accettazione della linea è corredata da valutazioni politiche di ordine generale:

 

"ereditiamo criticamente il comunismo del '900. Costruiamo sul serio il partito nella linea politica e nell'organizzazione. Partecipiamo al movimento ma come tappa di un progetto strategico più generale"

"una grande battaglia culturale nella società italiana per riportare al centro grandi questioni come la libertà, il diritto al lavoro dis-alienato, la laicità, la convivenza delle varie culture"

"credo che il PRC debba continuare sulla strada sull'apertura e dell'autoriforma, così come sta facendo dalla caduta del Governo Prodi fino a Genova ed Assisi"

"continuare ad essere parte del movimento, senza desideri egemonici e di proselitismo, ma con la forza della propria identità. Fare movimento per il movimento"

"penso che il comunismo abbia seriamente bisogno di essere 'rifondato'. I comunisti devono organizzare vere strategie politiche per costruire un significativo mutamento sociale".

 

Più spesso, però, queste considerazioni si accompagnano a spunti critici sulla realtà del partito e sulle sue inadeguatezze, con indicazioni di come "correggere il tiro". A volte queste indicazioni sono in termini generali, "di metodo":

 

"occorre più partecipazione. Propongo la gestione collegiale, a tutti i livelli. Il partito dev'essere un'immagine del mondo che vogliamo costruire e che, per me, sarà anarchico e comunista"

"sdoganarsi dal vecchiume burocratico ex-PCI, avere la capacità di reinventarsi nella critica comunista del proprio tempo: il comunismo non è fede, ma critica continua, apertura degli occhi"

"è vitale valorizzare le persone che più rispecchiano la scelta di fondo, es. Genova, affinchè possano contaminare la parte più legata ad una identità e a una pratica politica obsoleta ed evanescente"

"un minor arroccamento sulle proprie posizioni ed un'apertura maggiore nei confronti di chi la pensa diversamente"

"maggiore coerenza, anche sul piano etico, nei confronti delle questioni della democrazia interna e del rispetto della diversità femminile"

"credo che stiamo perdendo consenso non nostro elettorato: non affidiamoci solo agli slogan, avere piazze piene non significa anche crescere come consensi"

"intensificare l'inchiesta, radicare i circoli, individuare obiettivi di lotta da perseguire coinvolgendo il movimento"

"stare più 'dentro' ai fenomeni che via via sembrano fiorire (no-global, studenti) senza assumere ruoli 'didascalici'"

"più presenza politica nelle mille sfaccettature del conflitto sociale, e meno vita e dibattiti autocentrati. Meno tesaurizzazione di eredità care ma non spendibili"

"forma organizzativa aperta a movimenti e sindacati di base, caratterizzata da un preciso segnale antiliberista e antagonista. No a formule federative di sinistra allargata"

"non chiudersi pregiudizialmente a nessuna opinione anche se ritenuta lontana dalla propria storia. il PRC deve essere intellettualmente onesto come il suo segretario"

"maggiore forza ai circoli, maggiore onestà nel rapporto con i movimenti, incalzare sempre dappresso le componenti della sinistra all'acqua di rose dei DS e Margherita"

"fare meno tesi nei salotti e lavorare di più nei circoli, nelle federazioni e nel partito"

"un confronto costruttivo con le parti più 'dure e pure' e le parti più moderate"

"tentare di ridefinirsi come soggetto politico della sinistra alternativa, creando convergenze con chi sta alla nostra sinistra e con tutte le diverse aree del movimento"

"secondo me bisognerebbe tornare in mezzo alla gente, soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a far politica"

"rivedere l'organizzazione del partito, investire in formazione politica dei giovani e promuovere analisi coinvolgente e non elitaria, soddisfare i compagni che sono già maturi per riflessioni politiche"

"ricercare un'alleanza stretta col movimento, senza tralasciare la via di una sinistra plurale"

"prestare molta attenzione ai gruppi ed ai movimenti che nascono spontaneamente, in quanto rispecchiano la sofferenza che i media, in generale, nascondono agli occhi della gente"

"portare avanti e diffondere le istanze dei movimenti in tutti i livelli istituzionali. Continuare a lavorare all'interno dei movimenti senza avere pretese egemoniche. Organizzazione meno di vertice"

"penso sia importante evitare i tentativi di egemonizzare il movimento, anche perché il movimento non ha nessuna intenzione di permetterlo!!"

"non so dare una spiegazione logica e razionale ma sono convinto istintivamente che cambiare nome al partito potrebbe facilitarne un radicamento nel movimento e nella società"

"la priorità assoluta, a mio parere, è favorire la crescita e la costruzione dell'autorganizzazione sociale dei lavoratori precari"

"la classe operaia non è più formata solo dalle tute blu, e nella 'nuova' classe operaia il conflitto tende a organizzarsi in modo autonomo, personale, ognuno in lotta, ma per sè, per i suoi personali interesse"

"investire sui giovani e sulla forza che questi possono esprimere, ma siamo troppo chiusi"

"il partito deve consolidare la sua connotazione di partito di classe, concentrandosi sul lavoro. Qualsiasi alleanza su queste tematiche, se il nostro obiettivo è chiaro, è da considerarsi utile"

"continuare per la strada intrapresa e soprattutto dare sempre più spazio e voce ai giovani che oggi sembrano risvegliarsi da letargo degli ultimi 20 anni. Hasta siempre compà!".

 

Il rapporto col movimento, già al centro di molte delle risposte citate, compare molto spesso e con diverse accentuazioni:

 

"il PRC dovrebbe essere meno partito e più movimento"

"il PRC deve aprirsi al movimento ma al tempo stesso sviluppare se stesso come partito, dobbiamo ambire alla conquista della direzione del movimento per una prospettiva socialista"

"essere parte del movimento senza tentare di imporre la propria egemonia e lavorare per far maturare la critica al modelli di società capitalista... l'egemonia verrà da sè"

"essere nel movimento con le sue specificità politiche e strategiche, senza perdere la propria identità!!!!!!!".

 

Un certo numero di risposte si sofferma in particolare sul problema dell'informazione, sia in termini interni al partito (la circolazione delle informazioni al suo interno) sia esterni (i mezzi di comunicazione di massa e il loro utilizzo):

 

"la necessità di far circolare di più materiali di informazione: ad es. il nostro documento critico al DPEF l'ho avuto solo occasionalmente"

"maggiore attenzione alla comunicazione che va vista come parte integrante dell'azione politica. internet è un mezzo sottoutilizzato (vista la povertà dei siti del PRC e di Liberazione)"

"mi piace così com'è, a parte che Bertinotti (che ammiro) dovrebbe dare più spazio in TV ad altri compagni/e"

"dovrebbero smettere con 'Porta a Porta' e cominciare casa a casa, nella vita comune. la gente si educa con l'esempio quotidiano e con le azioni, non solo a parole..."

"una radio invece di Liberazione"

"sviluppare a tutto campo l'incontro con le nuove forze no-global. Rendere il giornale liberazione meno settario e più aperto a una politica commerciale senza rinunciare alle idee di fondo"

"maggiore contatto tra leaders politici e militanti di base; maggiore pubblicità e visibilità del lavoro svolto; utilizzo, a questo scopo, delle nuove tecnologie (media-internet)"

"la centralità del problema della comunicazione; l'agibilità dei mezzi di comunicazione di massa; la costruzione di incisivi canali di comunicazione autonomi".

 

Altre risposte sottolineano la necessità di dare più spazio a determinate tematiche:

 

"un maggiore impegno sulle politiche di genere e quelle universitarie"

 

tra questi temi, il più segnalato e l'ambiente:

 

"rafforzare il nesso tra politica e protezione dell'ambiente, con iniziative concrete. Un ambiente sano è sinonimo di qualità della vita; occorre superare il concetto di materialismo"

"propongo maggiore interesse ai temi centrali dell'ambiente e dell'associazionismo"

"sulla base della mia esperienza il partito tutto dovrebbe assumere in sè la questione dell'ambiente vedendolo come unica ricchezza da salvaguardare in funzione di prospettive lavorative".

 

Ma torniamo alla questione dell'organizzazione del partito. Essa è toccata in molte risposte, non solo in termini generali e "di metodo", ma con riferimenti specifici:

 

"continuare così ma stare attenti alla coerenza tra quello che pensa il centro del partito e quello che poi si attua in periferia. Nelle federazioni e in molti circoli c'è chiusura e settarismo"

"i circoli sono spesso inadeguati: a volte ignorano il movimento, altre volte vi si pongono in relazione con atteggiamenti egemonici. Serve una crescita interna"

"più rapporto tra centro e periferia, con visite sistematiche dei dirigenti nazionali a tutti i circoli"

"costruire una rete di circoli che operi più concretamente sul territorio, con una classe dirigente che sia tale, magari prevedendo anche una scuola di formazione"

"ancora sezioni del partito chiuse a catenaccio, pregiudizio. Incredibilmente esistono e resistono proprio all'interno del PRC. Piccole sezioni che non hanno/non vogliono un confronto reale con la base"

"questo partito muore di correnti interne, soffoca nei suoi equilibri, soprattutto a livello locale"

"propongo al PRC di curare maggiormente la formazione dei quadri locali, di rafforzare la democrazia interna"

"modificare radicalmente un modello organizzativo ereditato dal PCI, che ormai non ha più senso politico e che rende il partito escludente e burocratizzato"

"liberarsi di molti dirigenti che hanno aderito al partito per opportunismo distruggendolo (vedi circoli in Umbria); innovazione dell'essere e praticare il partito; passare dovunque all'opposizione"

"investire su funzionari che si occupino delle federazioni; impostare una campagna permanente di formazione politica nel partito e ricostruire istituti di studi comunisti"

"maggior autonomia dei circoli; maggior coinvolgimento tra la base e le federazioni; evitare le correnti"

"un maggior controllo degli organismi direttivi nazionali sui compagni eletti nelle amministrazioni locali al fine di rendere più omogenea la linea politica"

"sezioni del partito più aperte 'veramente' alla partecipazione di tutti"

"ripartire da una riorganizzazione del partito a livello territoriale, i cui fini sono il radicamento e la rappresentatività delle classi sociali tutte"

"riaprire le scuole di partito, per trasmettere ai compagni l'esperienza necessaria e evitare errori già commessi (studiare Marx, Lenin e Gramsci come a Ingegneria la fisica di Galileo)"

"proporrei di preparare i dirigenti in maniera più approfondita"

"propongo di riformare la struttura del partito in modo meno burocratico, che spesso spinge i giovani come me ad allontanarsi dal partito o a vederlo di mal occhio"

"più impegno concreto dei dirigenti, meno guerre interne, più formazione politica interna ed esterna, democrazia concreta e partecipativa nel partito, metodo e contenuti non separati: non siamo amendoliani!"

"organizzazione meno gerarchica e rigida, ma più efficiente e tempestiva, più formazione, meno autoreferenzialità, più verifica sociale dell'azione politica"

"maggiore attenzione alla formazione culturale-politica dei militanti (a livello locale), maggiore impulso alle forme di aggregazione come Centri Sociali o Case dei Popoli"

"lavorare alla costruzione dei circoli nei luoghi di lavoro, fare più formazione"

"io penso che il partito se debba ristrutturare se vuole crescere all'interno della società; un esempio potrebbe essere il coordinamento di circoli di zona, anche se solo per tematiche"

"dovrebbe liberarsi di alcuni atteggiamenti settari e manichei che numerosi dirigenti della Quarta Internazionale hanno nei confronti di chi non la pensa come loro: nel partito e fuori!!!"

"discutere di più per cambiare la 'forma partito', snellire"

"di rinnovarsi mandando a casa buona parte dei gruppi dirigenti nazionali, regionali e provinciali, a partire dalla Sicilia dove hanno distrutto un partito, ma soprattutto la sua credibilità tra la gente"

"di fare una pulizia al proprio interno dal basso... esistono attivisti in antitesi con il comunismo nella forma più concreta della parola".

 

Come si vede, pur nella varietà delle risposte, il tema della formazione politica e del rapporto tra strutture del partito e ambiente sociale circostante emergono con particolare forza (oltre alle questioni di democrazia interna, correnti, ecc.).

Tra le risposte centrate sugli aspetti organizzativi, un certo numero riguarda specificamente i Giovani Comunisti:

 

"i giovani del nostro partito hanno la tendenza a creare piccoli capetti e a valorizzare piccoli personalismi. Il movimento vive bene quando è libero da questi signorini"

"analisi dell'agire dei gruppi dirigenti dei G.C., che oggi rispecchiano tutti i mali dei 'grandi' (leaderismo, pratica politica da ceto, ecc.)"

"sono un giovane comunista: bisogna puntare sul futuro, sui giovani, a casa tutti i dirigenti del nazionale dei G.C."

"potenziate le strutture dei Giovani Comunisti!"

"organizzare la festa nazionale dei giovani comunisti del 2002 nel Mugello (Firenze)"

"maggior considerazione da parte del partito e dei suoi iscritti 'adulti' per i Giovani Comunisti"

I giovani. Dateci ampio spazio, lasciateci fare liberi, senza limiti. le nuove generazioni vogliono libertà e se la prenderanno".

 

Un ultimo, consistente, gruppo di risposte riguarda il rapporto tra il PRC e le altre forze di sinistra / centro-sinistra: il tema dominante è come costruire uno schieramento capace di sconfiggere la destra, ma le risposte presentano varie sfumature, anche se la ricerca di forme di alleanza/unità ne costituisce quasi sempre il filo conduttore:

 

"cercare di sviluppare una politica delle alleanze con le altre forze della sinistra: solo così si può battere la destra"

"bisognerebbe spingere verso un'alternativa al centrismo esasperato dei DS e della Margherita. Riunire in una confederazione PRC, Verdi, Pdci e sinistra DS. Da sola, Rifondazione non può farcela"

"il partito dovrebbe premere fortemente affinchè i Comunisti Italiani, Verdi e parte dei DS entrino a far parte del PRC"

"fornire anche risposte istituzionali al movimento. Aprire una discussione con Verdi e sinistra DS per un'alleanza""proporrei di comporre un'alleanza stretta e continuativa con la sinistra 'istituzionale', di essere più aperto nel territorio, di ascoltare senza tentare ansiosamente di partecipare a tutto, di stabilire delle pratiche di partito meno formali e meno autoreferenziali"

"riuscire a trovare una giusta mediazione tra la realtà no-global e i partiti del centro-sinistra, se no Berlusconi ce lo terremo per altri 100 anni!!!"

"onestamente, sarei favorevole alla creazione di una piattaforma di sinistra che vada da Salvi a Casarini"

"mi permetto solo di proporre un ulteriore sforzo di avvicinamento alle altre forze di sinistra, sperando che queste facciano la stessa cosa"

"maggiore impegno nella ricerca di una prospettiva unitaria di sinistra, nonchè maggiore attenzione a classi sociali tradizionalmente estranee al mondo operaio, tipo i giovani professionisti"

"maggior confronto con tutte le forze della sinistra sul merito, per trovare convergenze in una battaglia politica contro la destra"

"la costruzione di una coalizione con le forze della sinistra moderata; abbiamo un presidente del consiglio indagato per mafia, sarebbe bene che Bertinotti valutasse le contingenze"

"creare un'alleanza con il centro-sinistra, inserendo anche gli obiettivi contenuti nel movimento dei No Global. con l'attuale legge elettorale, da soli si può cambiare poco l'Italia"

"cercare il dialogo con la sinistra DS, per un nuovo grande partito di sinistra. L'elettorato storico del PCI non può essere ridotto a un 5 - 8%, gli altri si sentono veramente rappresentati da Fassino, Amato e D'Alema?"

"una cosa molto semplice: l'unità della sinistra e dei comunisti"

"sviluppare e intensificare i rapporti con le altre forze del centro sinistra per la realizzazione di un programma comune di governo"

"stare dentro all'Ulivo per sconfiggere Berlusconi!!!"

"spero si trovi un accordo che ci unisca al centrosinistra come si è fatto con Prodi, e chissà forse un suo ritorno renderebbe le cose più facili, visto il modesto spessore politico di Rutelli"

"sforzarsi al massimo per formare una coalizione di sinistra unitaria, mantenendo all'interno della stessa una propria autonomia aperta e non lacerante"

"puntare più alla lotta contro Berlusconi piuttosto che criticare DS e Ulivo"

"perché non ci può unire sinistra Ds, Verdi, voi e Comunisti Italiani?"

"la riconciliazione con Cossutta è fondamentale, cercare di portare dalla nostra parte Berlinguer e l'altra sinistra alternativa (non è difficile); far sentire sempre la nostra voce"

"la formazione di una federazione di tute le forze della sinistra, dallo SDI a Rifondazione, sarebbe utile strumento di dibattito, di confronto e magari prima o poi di raccordo politico. SVEGLIA"

"di privilegiare sempre i movimenti unitari sia con i movimenti che nelle istituzioni e di essere ponte tra i movimenti e sinistra istituzionale"

"riallacciare i rapporti col centrosinistra, fungere da tramite con il movimento, spingere per un dialogo con Giovanni Berlinguer perché entri nel PRC e scinda i diessini"

 

Come si vede, a partire da una preoccupazione comune (costruire un ampio arco di forze senza il quale non di sconfigge la destra), le risposte sono diverse. Ai due estremi, si collocano due ipotesi un po' "ingenue": quella di far confluire nel PRC tutte le forze in qualche modo di sinistra, e quella di allearsi puramente e semplicemente con l'Ulivo. Maggiore frequenza hanno altre due ipotesi. La prima è quella di far confluire la "parte di sinistra de centro-sinistra" in una nuova formazione politica, insieme al PRC. La seconda è quella di trovare - a partire dall'attuale articolazione dei partiti - forme di alleanza programmatica ed elettorale. Quest'ultima si collega spesso con l'esigenza che il PRC sia il tramite che dà "voce istituzionale" al movimento.

 

Vi sono, infine, risposte "esterne" (non vi conosco abbastanza, anche se simpatizzo... ecc.) e alcune risposte che dicono che l'esiguo spazio a disposizione non è sufficiente per formulare indicazioni e suggerimenti.

 

(NB. - è probabile che molti compagni/e non si riconoscano nell'approssimativa "classificazione/collocazione" che abbiamo dato alle risposte: data la fretta dell'elaborazione e il fatto che ci si doveva basare su poche frasi, non sempre le risposte saranno state interpretate in modo adeguato. Ce ne scusiamo in anticipo: l'importante, però, era "dar voce" a chi ha risposto, ed offrire in questo modo al partito un materiale di riflessione).