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CPN 17 - 18 gennaio 2026

Gianluca Schiavon

La situazione iraniana e le manifestazioni conseguenti sono paradigmatiche di come le comuniste e i comunisti debbano rifuggire ridicole semplificazioni e combattere il neoimperialismo trumpiano e i regimi fanatici. Quello Stato plurinazionale nasce come figlio di una civilizzazione che ha compreso più gruppi etnici: azeri, kurdi, turchi, arabi ed ebrei sefarditi oltre a ovviamente i persiani. Analogo pluralismo si verifica anche dal punto di vista religioso, benché il XX secolo abbia segnato l'affermazione definitiva dell'intolleranza religiosa verso i non-sciiti (sunniti, zoroastriani, ebrei mizrahim) e la creazione di una monarchia dispotica al soldo USA. In questo quadro l'affermazione della Repubblica islamica fu festeggiato dal Tudeh (con l'appoggio del PCUS) che, dopo pochi mesi, subì repressione e omicidi di massa. La natura di regime teocratico capitalista fu nota già dopo pochi mesi, infatti altre organizzazioni marxiste-leniste e trotzkiste furono bandite andando in clandestinità o in esilio. Per questo posizioni attuali 'campiste' che simpatizzino per il regime degli ayatollah sono deliranti (si veda il comunicato del Tudeh del 4 gennaio sul nostro sito) e fuori dal mondo della sinistra di classe. Per questo stiamo da anni nel movimento degli iraniani democratici Donna Vita e Libertà che utilizzano, peraltro, uno slogan lanciato dal compagno Apo Öcalan nel 1998 con l'ambizione di coniugare battaglia anticapitalista e antipatriarcale nel contesto kurdo. Chi critica il movimento iraniano sostiene la natura ambigua del medesimo "egemonizzato da forze non progressiste", senza considerare che, ad analizzare la natura dei movimenti, dovremmo essere molto guardinghi verso la giusta lotta dei gazawi egemonizzati, anche finanziariamente, da una petromonarchia qual è il Quatar. Se stiamo dalla parte dei popoli in lotta e contro il fanatismo, condanniamo il regime siriano in mano a un quaedista che bombarda con gli sgherri di Erdogan i nostri compagni in Rojava. Sento, invece, critiche strumentali su come si sta in piazza senza considerare che proprio la nostra presenza permette di cacciare forze realiste iraniane o forze pro ayatollah o pro Assad. Va ribadito che se il campismo poteva trovare giustificazione quando esistevano potenze anticapitaliste, come la Cina o l'URSS, oggi è assurdo pur rivendicando l'assoluta legittimità dell'alleanza BRICS e l'interesse a che un'UE libera dal giogo americano con essa cooperi per garantire pace e scambi economici convenienti. Dobbiamo continuare l'agitazione sul golpismo trumpiano in America latina senza un atteggiamento acritico anche verso Paesi amici, come il Venezuela. Condannare senza appello il sequestro di Maduro e l'eccidio di un centinaio di persone (molte cubane) non significa omettere la critica al governo avanzata dal PCV e dal presidente guerrigliero Gustavo Petro della Colombia. Sostenere la costituzione bolivariana non significa, parimenti, approvare il presidenzialismo con connesso culto della personalità in un regime a capitalismo temperato.

Passando ai temi di cui mi occupo, il referendum sulla Magistratura, per carità non chiamiamolo sulla Giustizia, si può vincere se si coniugano l'argomento dell'attacco all'indipendenza del potere giudiziario con i temi sociali. Un Governo che moltiplica i reati e, in particolare i reati sociali moltiplica anche il lavoro nei Tribunali. La riforma Nordio è uno scontro tra poteri che non vuole migliorare le garanzie ai cittadini perché triplica gli organi istituzionali e si dimentica di stabilizzare 6000 precari, che mandano avanti gli uffici coi fondi del PNRR, e di aumentare gli organici dei magistrati solo sostituendo i pensionati. Dobbiamo ribadire che la estrazione a sorte dei CSM non è, per nulla, conseguenza del principio del giusto processo né che si può essere tranquilli a sinistra votando Sì (come fa anche qualche avvocato di sinistra) alla separazione assoluta delle carriere con una riforma costituzionale ripresa dalla p.d.l. a prima firma di Giorgio Almirante (n. 3568/1971). Agli astensionisti e alle persone spoliticizzate per il pessimo spettacolo delle forze istituzionali dobbiamo spiegare che un PM superpoliziotto applica più facilmente le indicazioni del Governo sui vari DASPO (anche ai minorenni) nonché sulla persecuzione dei reati sociali e contro il patrimonio delle persone deboli mentre ha depenalizzato l'abuso d'ufficio.

Per parlare di politique politicienne, come ho sentito fare da troppi, questo referendum dovrebbe essere valorizzato per lo schieramento di forze visto che sostengono il Sì la parte più liberista della coalizione antiMeloni: destra PD, +Europa, Azione e PSI. Proprio il continuo attacco al PD e alla CGIL fa emergere lo scontro in corso a cui Rifondazione comunista in quanto forza politica non può restare indifferente visto che si aprono crepe in dirigenti di primo livello – come Goffredo Bettini – addirittura sul tema dell'ostracismo alla Federazione russa dopo l'attacco all'Ucraina. Analoga cura dobbiamo avere nella difesa dell'attuale segreteria della CGIL che, per la prima volta, ha posizionato quel sindacato in una postura conflittuale sul genocidio a Gaza e sul golpe tentato in Venezuela.

Non credo che nel 2027 potremo proporre un'alleanza programmatica con il centrosinistra, ma a legge elettorale vigente, dobbiamo proporre un accordo su pochi punti condivisi tirandoci anche fuori dalla questione della cosiddetta leadership della coalizione. Non è, infatti, necessario neppure un programma comune e, proprio per ciò, Meloni vuole rifare la legge elettorale combinandola con la riforma costituzionale del premierato.

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