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CPN 17 - 18 gennaio 2026

Giovanna Capelli

Questo CPN doveva darci una maggiore consapevolezza, come massimo organismo dirigente di Rifondazione, delle tendenze internazionali (non una fotografia dell'esistente), della situazione e sociale e politica italiana, per avanzare una proposta organica riconoscibile, da costruire nei prossimi due anni scarsi, che ci separano dalle elezioni nazionali. La lunga relazione di Acerbo non ha risposto a questi obiettivi, sia per le omissioni, sia per l'immaginario nemico campista contro cui ha lungamente argomentato, come novello Don Chisciotte, ma soprattutto per la inesistenza della proposta .La lacuna è stata parzialmente colmata dall' intervento di Prencipe, che ci dice positivamente che sta in fucina della Segreteria Nazionale una campagna di massa per una legge di iniziativa popolare sulla tassazione dei patrimoni rivolta alla accumulazione di fondi destinati a un grande piano casa nazionale, ma ci spiega anche che il nostro compito principale è battere il Trumpismo e le destre. Mantovani ci ha illustrato anche come e perché si può fare un accordo con forze molto diverse da noi a livello nazionale. (4 punti nel programma). A poco a poco emerge il percorso verso cui si vuole incanalare il Partito, che sintetizzo così: poichè il problema principale, anche nel sentire popolare è mandare a casa il governo Meloni, si lavora per un accordo nel campo largo o nel centro sinistra (a seconda di come sarà la legge elettorale, che molte forze politiche vorrebbero ritoccare) dentro a questo sistema bipolare, di cui si considera impossibile la rottura. Che cosa ci distingue dalla politica di Avs non mi è chiaro. Forse è per questo che la compagna Mazzonis e anche un Segretario di Federazione sono usciti dal partito, due dirigenti protagonisti nel recente congresso di una aspra battaglia politica a nome del primo documento. Si prospetta un accordo elettorale con Partiti neo liberisti in economia e guerrafondai, subalterni alla Nato e all'imperialismo; sulla possibilità di ottenere gli obiettivi concordati con questi rapporti di forza ho tutte le mie perplessità, e l'esito per il partito sarebbe letale. Mi interessa qui avere messo in fila la fragilità della proposta che si palesa e spero che sia scritta bene nel documento della Segreteria
Per me invece il problema fondamentale è la lotta contro la guerra e la costruzione di un campo che veda come nemico da battere l'imperialismo Usa l'ordine monetario, il modello sociale che è riuscito a imporre o a rendere attrattivo in tutto l'Occidente. E' un fronte contro la guerra e il neoliberismo, che deve parlare all' Italia e all'Europa tutta del loro destino, di come si svincola dalla guerra e dalla economia di guerra, di come smette di essere colonia atlantica, già da decenni distrutta nel suo potenziale economico, grazie al quale avrebbe potuto essere un pilastro del multilateralismo e ora si possa sottrarre dal saccheggio Usa (acquisto del gas, acquisto di armi, dazi etc ) Uscire dalla Nato, diventare neutrali è una parola d'ordine più attuale che 60 anni fa.
Questa differente valutazione comporta solo un diverso posizionamento di tattica elettorale, senza conseguenze nell'agire quotidiano del partito? No perché se noi ci prepariamo ad un accordo nel centro sinistra agiamo dentro un mondo già configurato, (partiti, sindacati, corpi intermedi) e di fatto consideriamo un elemento da ricondurre ad esso l'eccedenza che si è espressa in questi mesi, fuori dal bipolarismo, nelle mobilitazioni per Gaza e contro il genocidio, nella partecipazione agli scioperi generali, nella richiesta di giustizia sociale, di lotta al patriarcato, di dignità del lavoro. Se invece dobbiamo costruire un campo politico che non è ancora strutturato staremo a capofitto in questa eccedenza sociale e in questo nuova disponibilità collettiva di fare politica unita nelle piazze. Dovremo essere non solo unitari, ma proattivi per costruire e dare respiro e forma. Questo lavoro non si fa a 4 mesi dalle elezioni, ma richiede un modo diverso del Partito di porsi nello spazio pubblico da subito. Per questo chiediamo ora il referendum.

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