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CPN 17 - 18 gennaio 2026
Fabrizio Baggi
Buongiorno a tutte e tutti, desidero affrontare diversi nodi politici cruciali, partendo da una riflessione sulla scena internazionale per poi calarmi nelle dinamiche interne al nostro Partito e sul lavoro che ci attende.
Inizio con quanto accaduto in Venezuela, una vicenda che è sotto gli occhi di tutti e che considero un vero e proprio atto di terrorismo internazionale compiuto dagli Stati Uniti, nel silenzio complice dell'Unione Europea. Ciò che è stato fatto a Nicolas Maduro, il presidente legittimamente eletto, e alla sua compagna — una figura rivoluzionaria di rilievo — non è altro che un rapimento e una deportazione. Sottolineo questo punto perché definisce con chiarezza la distanza politica che ci separa dal cosiddetto "campo largo": mentre noi riconosciamo la legittimità di quel governo, altre forze arrivano a definire Maduro un dittatore o, nel migliore dei casi, contestano solo il metodo violento usato dagli USA senza dire nulla rispetto la gravità del rapimento e della deportazione di Maduro e Cilia Flores.
Non va dimenticato che gli europarlamentari del PD hanno votato una risoluzione che nega la legittimità delle elezioni venezuelane, elezioni a cui Rifondazione Comunista ha partecipato come osservatore, né si può tacere su esponenti come Laura Boldrini che celebrano sui social il Nobel alla Machado.
Sulla questione della Palestina, ritengo che la tregua attuale sia finta, utile solo ai governi per mettere a tacere le piazze, mentre a Gaza e in Cisgiordania si continua a morire, non solo per le armi ma anche per il gelo di questi giorni. La nostra mancanza di una proposta politica radicale rende difficile rilanciare con forza il movimento di solidarietà. Per quanto riguarda l'Iran, pur condannando fermamente la repressione del regime teocratico, vi invito alla cautela: non dobbiamo trascurare l'influenza di USA e Israele che hanno scientificamente trasformato le proteste in una guerra civile. Dobbiamo stare lontani da quelle piazze che invocano interventi militari.
Passando alla situazione interna, devo dire che ho trovato la relazione di Maurizio Acerbo mancante di elementi fondamentali, specialmente per quanto riguarda una proposta politica concreta per l'Italia. La relazione ci ha spiegato quanto sia buono il "frontismo necessario a mandare a casa il governo Meloni" e quanto siano importanti le dinamiche interne al PD riguardo alla guerra in Ucraina, tralasciando di dare gambe a quella richiesta di radicalità sociale che sale dal Paese.
La mancanza di una nostra proposta autonoma impedisce il rilancio dei movimenti. Mi chiedo come si possa pensare di costruire un "campo largo o larghissimo" con chi ha osteggiato compagni come Angelo d'Orsi o ha contribuito commissariare sezioni dell'ANPI che lo hanno invitato. Dobbiamo dirci chiaramente che la vittoria di Giorgia Meloni non è solo figlia di un ritorno del fascismo nell'elettorato, ma anche delle politiche sociali devastanti del centrosinistra, che hanno spinto i cittadini delusi verso la destra.
Un punto fondamentale per me è la democrazia interna. Durante l'ultimo congresso avevamo promesso una consultazione (referendum) tra le iscritte e gli iscritti prima di ogni decisione elettorale o cruciale. Chiedo con forza che questo referendum si faccia subito: per costruire percorsi credibili serve tempo e occorre ascoltare la base qui ed ora. Mi rammarica aver sentito ieri diversi dirigenti esprimersi contro questo atto democratico; credo che ascoltare il Partito sia un dovere ineludibile dell'organismo dirigente.
Sempre in tema di vita interna, è inammissibile che la sostituzione di Elena Mazzoni in CPN e in DN venga trattata come un mero avvicendamento tecnico. Elena ha denunciato pubblicamente un problema politico e far finta di nulla è una mancanza di rispetto verso l'intelligenza di tutto il CPN. Una discussione politica approfondita su questo addio era dovuta.
Guardando ai dati elettorali, le regionali ci dicono che dove abbiamo costruito l'alternativa, come in Toscana, in Valle d'Aosta o in Campania, i risultati sono stati diversi e migliori rispetto a dove ci siamo sciolti nel campo largo, In Toscana abbiamo preso il 5% grazie al lavoro prezioso dei compagni, non – come dicono alcune/i solo per una generica "tradizione di sinistra" del territorio. Al contrario, in Veneto abbiamo raggiunto lo 0,6 sostenendo un candidato Presidente addirittura favorevole all'autonomia differenziata. Non credo che, come sostiene Dino, la costruzione di un polo autonomo ci porti all'estinzione; temo piuttosto che sia la strategia del campo largo a farlo. Inoltre, la classe dominante europea sembra oggi persino più determinata di Trump nel voler proseguire la guerra in Ucraina attraverso il riarmo e le sanzioni, un tema, questo, scomparso dalla relazione introduttiva e che invece dovremmo denunciare con forza.
Infine, è chiaro a tutte e tutti che dobbiamo mettere massimo impegno per il referendum costituzionale. Dobbiamo abitare i comitati unitari, ma avere anche una nostra iniziativa autonoma di Partito. In molte province, compresa la mia, i comitati sono in ritardo e si sono attivati su nostra spinta. Come spesso accade saremo ancora noi a metterci più anima di tutti, come successo per i referendum della CGIL. La vittoria del "No" deve essere il nostro obiettivo prioritario.