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CPN 17 - 18 gennaio 2026

Simone Antonioli

Compagne e compagni, vorrei cominciare dal referendum sulla separazione delle carriere perché l'altra sera abbiamo fatto una riunione del mio circolo di Crema e sono emersi alcuni spunti interessanti. Come tutti sappiamo sarà un referendum molto difficile, soprattutto per la materia che è tecnica e non alla portata di tutti e quindi dobbiamo arrivare alle persone sui punti che le toccano.

Mi spiego meglio: la gente come percepisce il problema giustizia? Vediamo tanti che si lamentano, che sono delusi dalla magistratura, chi perché da anni è martellato dalla destra che ci racconta che la magistratura è politicizzata, le toghe rosse, non fanno fare al governo quello che vuole,... Altri sono delusi per questioni personali e mischiato alla destra che usa argomenti come la famiglia nel bosco e Garlasco, a volte anche infondatamente, si convince che questa riforma è la soluzione ai problemi.

Dalla nostra riunione di circolo è emerso che dobbiamo arrivare alla gente, capire come percepisce il problema e da lì tradurlo al modo in cui fare campagna referendaria. Detto questo, sulle questioni internazionali penso che abbiamo fatto bene ad aderire solo alle piazze dove è chiaro il no ad ogni intervento imperialista esterno perché su questo non ci devono essere ambiguità, giusto manifestare solidarietà alla popolazione iraniana, però senza appoggiare un intervento esterno da parte degli Stati Uniti come hanno fatto in Venezuela perché i popoli devono autodeterminarsi, non devono essere gli USA a decidere chi governa dove e quindi dobbiamo mantenere quest' impostazione.

Ora verrò alle parti più piccanti, si è parlato delle regionali, mi sembra sotto gli occhi di tutti che la linea portata avanti dal documento 2 sia quella che ne è uscita meglio, soprattutto in Toscana e Valle d'Aosta, ma questo perché fare accordi col centrosinistra mi sembra impossibile viste le loro posizioni sulla guerra. Anche se accettassero i nostri punti, noi non avremmo la capacità d'incidere, al contrario della Francia che è stata citata in precedenza. Là la Sinistra radicale è maggioritaria rispetto al Partito Socialista, qua invece saremmo noi i minoritari.

Abbiamo visto in passato, anche quando avevamo l'8%/9%, avevamo messo punti dirimenti come il no alla guerra, le 35 ore, il centrosinistra aveva promesso che avrebbe fatto ma non ha fatto e noi abbiamo dovuto ingoiare tanti bocconi amari che ci hanno portato dove siamo ora, perché è da lì che è partito il tracollo, non dal polo alternativo. Io vorrei poi ricordare una cosa che è stata citata da un compagno, nel 2019 al Parlamento Europeo è stata approvata una risoluzione che chiede anche la messa fuorilegge dei partiti comunisti in Europa e il PD ha votato a favore, quindi io con chi mi vuole mettere fuorilegge non ci voglio stare.

La questione referendum tra gli iscritti, è vero che c'è stato il Congresso ed è quello che definisce la linea politica, ma è stato proprio il Congresso a decidere, nel documento finale, che la nostra collocazione alle prossime elezioni politiche dovrà essere stabilita da un referendum vincolante tra gli iscritti, che non è lo stesso referendum che ha citato la compagna Scapinelli, che riguarda invece l'eventuale adozione di simbolo diverso da quello del Partito, che è una cosa ben diversa.

Io penso che la nostra collocazione alle prossime elezioni, oltre che alternativa, debba prescindere dalla legge elettorale perché, non è che se con una legge ci conviene fare una cosa facciamo quella e con un'altra ce ne conviene un'altra facciamo un'altra, esempio se è proporzionale possiamo andare da soli e se è maggioritaria dobbiamo andare con altri, dobbiamo fare quello che è giusto a prescindere che tipo di legge elettorale abbiamo, anche perché è un'incognita visto che potrebbe cambiare il sistema.

Concludo su ciò che dovremmo fare noi: penso che dovremmo fare ciò che ci ricorda la nostra tessera, "il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente".
Noi dobbiamo batterci per quello.
Grazie, ho finito!

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